The Departed - Il bene e il male

The Departed – Il male e il bene
(The Departed)

di Martin Scorsese (Usa, 2006)
con Jack Nicholson, Leonardo Di Caprio, Matt Damon,
Alec Baldwin, Martin Sheen, Mark Whalberg,
Vera Farmiga, Ray Winstone, Kevin Corrigan

Leggendo in giro qualche dato, ho scoperto che questo film è il remake di “Internal Affairs” di Wai Keung Lau e Siu Fai Mak. Il che significa che la sceneggiatura non è poi così originale, anzi che non lo è affatto. Ma la cosa più interessante è che il cinema americano, Hollywood per la precisione, ormai tende l’occhio sempre più ad Oriente in cerca di temi, oltre che di moneta.
Ma di questo poco mi importa. Andiamo al dunque. Andiamo alla versione che di questa storia ha girato Martin Scorsese. Il poliziesco è un genere fritto e rifritto. Eppure quando vai al cinema a vedere qualcosa del genere ti aspetti sempre che ci sia qualcosa di nuovo, un elemento, un personaggio, un evento, un modo di raccontare, qualcosa che dia senso al fatto di mettersi di fronte allo schermo a guardare un genere che si conosce benissimo. Si va cioè alla ricerca di una certa soddisfazione, diciamo. Ebbene io sono alquanto soddisfatto di “The Departed”. Potrei anche considerarlo una delle migliori pellicole della stagione… ma ci sono dei ma.
Scorsese è bravo. Bravissimo. Uno dei più grandi registi viventi. Eppure ha fatto di meglio. Senza voler fare i retrogradi, basta citare “Quei bravi ragazzi”, “Mean Street”, “Casinò”, “Il colore dei soldi” e il paragone è già bello che fatto. Qui la storia era interessante, anche se forse abbastanza semplice e già esplorata da altre pellicole: una doppia infiltrazione, un poliziotto tra le fila della malavita e un figlioccio di malavitoso tra i vertici della Polizia di Stato. Scenario: la Boston dei giorni nostri.
Il film è bello ma non è il massimo che si poteva esprimere. La trama fila liscia per il 90% del tempo. Poi sembra che regista, sceneggiatore e produzione avessero voglia di chiudere in fretta baracca e burattini. Che si siano forse accorti che stavano andando troppo per le lunghe? Negli gli ultimi minuti tutti sparano a tutti. I personaggi principali muoiono. Quasi tutti. Ma perché? È un film, non un videogame sparatutto tipo Quake! E poi perché dare tanta importanza a certi elementi della storia senza approfondirli affatto o senza dare loro una spiegazione? Vedi la busta chiusa che Billy Costigan dà alla sua amata dottoressa Madolyn.
Sulla tecnica di regia non mi esprimo. Sarebbero solo lodi sperticate. Ammetto che ho apprezzato molto la fotografia curata da Michael Ballhaus. Basta dare una rapida occhiata al trailer. O soffermarsi un po’ sulla prima scena, quella cui il capo della malavita, voce narrante del prologo, passeggia in un’officina fumando, mentre sullo sfondo alcune sarcinesche offrono uno spettacolare effetto di controluce.
Gli attori invece sono tutti bravissimi. A cominciare da Leonardo Di Caprio. Mai stimato da queste parti. Per dire… Poi, invece, alza il sopracciglio una volta, uno scatto a simulare un tic da stress acuto, e lo reputi un grande attore. Tutto qui. A volte basta un piccolo ‘wink’ per fare di un cretino un bravo interprete. L’accoppiata Scorsese/Di Caprio sembra iniziare a funzionare sul serio. Il mecenatismo del primo sul secondo mostra i primi succosi frutti.
Mezzo plauso anche a Matt Demon. Sta faccia da belloccio ormai lo costringe a fare (quasi) sempre lo stesso ruolo. Anche se poi qui, in fondo in fondo, stava dalla parte del torto ed era il più cattivo di tutti. Il cattivone del film.
Mark Whalberg l’hanno ingrassato. L’hanno costretto a farsi crescere i capelli lunghi e a portarli poi unti, così unti che ti sembravano la pelliccia di un topo di fogna. Fa il polizziotto sboccato, il duro dal cuore tenero. Quello che deve mostrare i denti come un cagnaccio rabbioso per spaventarti, per metterti all’angolo al fine di tirarti fuori il meglio. E, incredibile a dirsi, ci riesce benissimo. Anche se nelle prime scene quasi ti viene da ridere dal momento che per tutta la pellicola ti sei chiesto: “Ma questo dov’è che l’ho già visto? Che altro film ha fatto?” E poi basta fare zapping convulso in tv, il giorno dopo, e capitare su “Il pianeta delle Scimmie” per capire chi sia in realtà. In “Boogie Nights”, ad esempio, è stato semplicemente spettacolare.
Noto che Alec Baldwin è sempre più ai margini del dorato mondo dell’industria cinematografica californiana. Lo chiamano solo per particine come questa: un capitano di polizia babbione e boccalone che affida pieni poteri alla talpa della malavita. Forse lo snobbano perché è ingrassato così tanto che gli affiderebbero la parte da protagonista solo qualora facessero un lungometraggio sul più sornione dei trichechi dell’Artico. Il suo sorriso comunque era e rimane molto contagioso. Ti vorremo sempre bene, Alec.
Jack Nicholson è quasi un co-protagonista, con Matt Damon e Leonardo Di Caprio. Fa il boss della città, o meglio del quartiere irlandese di Boston. Vi ho già detto che, alla fin fine, “The Departed” è una sperticata dichiarazione di odio/amore per l’Irlanda e gli immigrati irlandesi che vivono negli States? No? Beh, ve lo dico adesso. Dicevo: Nicholson recita bene. Non oso nemmeno metterlo in discussione o soffermarmici. Quello che non va è forse l’eccessiva caricaturizzazione del personaggio negativo. Frank Costello, il villain di turno, è fin troppo rozzo, troppo violento, troppo sbruffone, troppo zotico, troppo sudicio. Esagerato in ogni aspetto. Non ha quasi punti deboli. È un filo poco credibile. Il personaggio, dico. Lui no. Nicholson brilla di luce propria. Come sempre.
Vera Farmiga è una biondina con gli occhioni azzurri. Fin troppo occhioni. Fin troppo bionda. Non ne potevano prendere una meno appariscente ma davvero bella? A me non piace. Come donna, non come attrice. Beh, siamo sinceri, anche come attrice… non è poi il massimo dei massimi. L’uomo medio, però, di lei apprezzera la tonicità del suo corpo e la raffinatezza delle sue curve durante l’unica scena di pseudo-sesso della pellicola.
Martin Sheen è un operaio del grande schermo. Fa quello che deve fare. Recita. Punto. Mai una sbavatura. Mai una cosa in più, nè mai una in meno. C’è solo una scena che si sarebbero potuti risparmiare: quella in cui il poliziotto anziano ospita l’infiltrato a casa sua per una chiacchierata. È notte fonda: sono entrambi molto stanchi, sfiniti. Lui è appena rientrato dal lavoro e offre al giovane parte della cena che sua moglie gli ha lasciato preparata. Sarà… ma io questa cosa qui l’ho trovata troppo paternalistica. Ma perché poi dare la colpa all’attore che si è solo limitato a recitarla? Grazie Martin, ci piaci così.
Piccola nota: nel film i cellulari squillano continuamente. Un trillo ogni minuto. Forse ormai anche gli Stati Uniti sono stati definitivamente invasi dalla telefonia mobile. Sono schiavi del cellulare proprio come lo siamo noi italiani da un decennio a questa parte. Mi chiedo perciò: quello del cellulare onnipresente è uno spettro insinuato tra le righe della pellicola?
Piccola polemica sterile in chiusura: perché aggiungere come sottotitolo il banale “Il bene e il male” alla versione italiana? Non bastava forse il solo “The Departed”?
Il film è lungo. Dura 129 minuti. Ma si regge volentieri. Consigliato. Da vedere. Anche se non è “il migliore Scorsese”.
Una frase: «Sono irlandese, posso sopportare una cosa sbagliata per tutta la vita».

La scheda di Cinematografo.it, quella di FilmUp e quella di MyMovies.it.

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