dicembre, 2006


31
dic 06

Edward mani di forbice

Edward mani di forbice

Edward mani di forbice
(Edward Scissorshands)


di Tim Burton (Usa, 1990)
con
Johnny Depp, Wynona Ryder,
Dianne Wiest, Alan Arkin, Anthony Michael Hall,
Vincent Price, Caroline Aaron, Marti GreenBerg

Essendo il regista lo stesso di "Batman", di "Beetlejuice", di "Big Fish", di "La sposa cadavere", di "Mars attacks", e via dicendo, mi aspettavo qualcosina in più. Ma, si sa, qui finisce che io mi aspetto sempre qualcosina in più.
Una favoletta oscura. Null’altro. L’ennesima riedizione de "La bella e la bestia", condita con un pizzico di Frankenstein, un po’ di Tarzan, molti clichè del drammone sentimental-melenso. Tutt’intorno ambientazioni sixties. Lo stil-gotico regna poi sovrano. C’è infatti una certa costante di sangue, di ferite, di lame taglienti, ecc. Tutto molto dark, oscuro, dannato… tutto così tremendamente "romantic". Il pastiche è arricchito anche da momenti di incomprensione e spaesamento del protagonista e da situzioni in cui si vuole deridere, mettendo alla berlina, l’american way of life, il sogno americano, l’ipocrisia della provincia americana. Appunto per questo, reputo Dianne Wiest e Anthony Michael Hall due ottimi interpreti di quella mediocritas tipica dell’americano medio.
Johnny Depp è molto bravo. Questa rimane una delle sue migliori performance recitative. Lo vediamo truccato pallido, scavato ed emaciato, come uno in grado di far paura a bambini di tutte le età. Eppure parti come questa hanno accresciuto il suo mito, riuscendo persino a costruire, col tempo, quell’immagine da bel tenebroso.
Wynona Ryder qui risulta un po’ troppo scipita, sempre con quell’aria da stralunata che poco si addice alla tipica ‘sweetheart’. Insomma, per essere una teenager americana è poco maliziosa. Magari mi sbaglio io, magari era proprio quella l’idea che voleva dare il regista, fatto sta che non mi ha convito al 100%.
Perché vederlo: se siete stati adolescenti negli anni ’90 – come il sottoscritto – state pur sicuri che aggiungerà una tessera al puzzle della vostra personale storia cinematografica.
Perché non vederlo: se non amate il gotico o quel particolare tocco dark un po’ fuori dagli schemi, tipico di Tim Burton.
Note autoriali: il soggetto è dello stesso Burton e di Caroline Thompson che ha anche curato la sceneggiatura.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


31
dic 06

Un testo al dì (31/12/06)

“Bolognina revolution”
Amari
(dall’album “Grand Master Mogol”, 1995)

Scusa se
anche questa notte voglio stare a casa,
scusa ho
solo stupide parole che ti accompagneranno se
mi stai ascoltando, inizio dal fondo, ho
bisogno di silenzio,
incondizionabile la scelta dell’assenza,
posso
nascondermi dietro
l’alone di una generazione che le rivoluzioni
le pensa sul divano,
in sottofondo un disco suona piano e accende
sensi di colpa, c’è
qualcuno che li svende.

Scusa se
anche questa notte voglio stare a casa,
è una scusa un’altra volta.
Scusa se
anche questa notte voglio stare a casa,
devo salvare il mondo.
Scusa se
anche questa notte voglio stare a casa,
è una scusa un’altra volta.
Scusa se
anche questa notte voglio stare a casa,
devo salvare il mondo.

Scusa ma devo vegliare
candele da umide soffitte, devo
aggiornare il diario di
tutte le sconfitte,
quel
gomitolo che poi non userò,
un altro anno un altra bella sciarpa,
non
sarà su quella strada, è troppo presto per
scoprire un sassolino nella scarpa,
forse un altro giorno poi ci giocherò,
forse un altro giorno poi ci giocherò,
forse un altro giorno.

Scusa se
anche questa notte voglio stare a casa,
è una scusa un’altra volta.
Scusa se
anche questa notte voglio stare a casa,
devo salvare il mondo.
Scusa se
anche questa notte voglio stare a casa,
è una scusa un’altra volta.
Scusa se
anche questa notte voglio stare a casa,
devo salvare il mondo.

Scusa se
anche questa notte voglio stare a casa.
Scusa se
anche questa notte voglio stare a casa.


28
dic 06

Commediasexi

Commediasexi

Commediasexi

di Alessandro D’Alatri (Italia, 2006)
con
Paolo Bonolis, Sergio Rubini, Margherita Buy,
Stefania Rocca, Elena Santarelli, Rocco Papaleo,
Michele Placido, Marco Cocci, Massimo Wertmuller,
Fabio De Luigi, Maurizio Micheli, Paola Tiziana Cruciani

Devo ammettere che, promozionalmente parlando, D’Alatri ha fatto bene a classificare il suo film come ‘cinepandoro’, piuttosto che ‘cinepanettone’. Mi spiego: questa pellicola, sebbene sia stata mandata nelle sale durante il periodo delle feste di fine anno, ha poco a che spartire con i soliti film natalizi di Neri Parenti o dei Vanzina. Innanzitutto per la quasi completa assenza della volgarità. Sì certo, i riferimenti al sesso ci sono fin dal titolo, ma non si scade praticamente mai nella battuta sguaiata o negli artifici retorici tipici delle comiche come lo scivolone, la torta in faccia, ecc. L’umorismo qui è tutt’altro che di bassa lega, insomma. Dunque posso dire che D’Alatri va perdonato, almeno per il fatto di aver ripreso un tema che già Francis Veber aveva trattato ne "Una top model nel mio letto (La doublure)".
Inoltre ha il merito di aver scritto e sceneggiato questo film a quattro mani con Gennaro "Genny" Nunziante, un uomo che da queste parti viene stimato sin dai tempi delle pseudo-telenovelas baresi che portavano il nome di "Melensa" e "Il polpo".
Dico perciò che questa commedia non è da buttar via. Anzi ho sorriso a sufficienza. Qualcosa che comunque si discosta abbastanza dalle precedenti opere cinematografiche di D’Alatri. Peccato che nelle prime due settimane ha incassato appena 1,2 milioni di euro e che le feste di fine 2006 stanno pian piano volgendo al termine.
Vera nota dolente: le marchette, o meglio il cosiddetto product placement. Una pratica, questa, ancora abbastanza giovane per il mercato cinematografico italiano ma, a quanto vedo, già molto sviluppata. Vado a memoria. Ricordo di aver visto almeno 5 sponsor più o meno occulti. La marca di abbigliamento giovane andriese "Angel Devil" a cui è dedicata una vera e propria telepromozione, la pasta "Garofalo" presente nelle cucine dei protagonisti del film, un’agenda marchiata "Direct Line" (assicurazioni) abbandonata in bella vista sul sedile dell’automobile dell’onorevole, il "Chinò SanPellegrino" citato e apparso in più occasioni, i gioielli "Mont Blanc" regalati ai due personaggi femminili principali. Non so perché ma, dichiarata o meno, la marchetta cinematografica a me continua a ‘puzzare’ di promozione subdola.
La trama in due parole: un onorevole quarantenne perde la testa per una vallettina dei quiz preserali. Le compra un appartamento a Roma con vista sul Colosseo. Proprio quando sta per iniziare a godersi la propria alcova d’amore, è costretto a cambiare aria. Decide quindi di partire per Parigi, un viaggio di qualche giorno per allontanare i sospetti delle malelingue che lo vogliono amante della giovane soubrette. Durante la sua assenza affida la custodia dell’amante al suo autista di fiducia.
Si zittiscano immediatamente quanti hanno criticato la scelta di Bonolis di recitare in questo film. Alcuni l’hanno considerata una invasione di campo, come a dire: i televisivi facciano i televisivi e non inquinino la grande arte del grande schermo. Scemenze! Bonolis recita bene e diverte. Divertendosi in prima persona, per giunta. Si vede benissimo: a occhio nudo. E’ bravo nel ruolo dell’onorevole marpione. Piccoli guizzi di simpatia che ricordano tantissimo i personaggi che furono portati sullo schermo da Alberto Sordi. Quegli occhi azzurri strabuzzati gli riescono alla perfezione. Non c’è nulla da fare: è un commediante nato.
A Rubini non gli si può dir nulla. Quanti anni sono che non sbaglia un film sia come attore che come regista? Qui fa un po’ specie vederlo invecchiato con i capelli ricci e grigi. Però l’uomo qualunque, l’uomo medio, quello che non ha mai avuto una occasione nella vita, gli riesce molto bene. Così bene che ti chiedi se non abbia mai provato sulla propria pelle sensazioni simili.
Altra domandina impertinente: Margherita Buy, firmando le carte del divorzio, ha per caso sottoscritto anche una clausola in cui la si obbligava a recitare il ruolo della moglie di Sergio Rubini in ogni pellicola in cui appare il suo ex-marito? Ce lo si chiedeva insieme al Dj Nero, uscendo dalla sala. E che diamine! Per esser bravi sono bravi, ma perché fanno sempre il ruolo che la vita gli fece recitare nella realtà? Chi li constringe?
Un plauso anche a Elena Santarelli: nei primi dieci minuti del film non gli daresti alcun credito, ti sembra mono-espressiva. Poi pian piano esce fuori, soprattuto sul finale, quando la vediamo fingere al telefono di essere in trepidante attesa per l’arrivo del suo onorevole moroso. Che abbia imparato qualcosa della recitazione sotto la direzione di questo regista?
Michele Placido è spassosissimo. Il cuoco partenopeo sguaiato, despota e ammaliatore risulta troppo simpatico. Non si riesce a rimanere indifferenti. O si ama o si odia. Ma perché poi recita da napoletano se è originario di Ascoli Satriano, in provincia di Foggia?
Massimo Wertmuller è irresistibile. Perché questo attore non ha mai raggiunto il successo che merita? Nelle scene al bar degli onorevoli dovrebbe fare la spalla per le battute di Bonolis, ma in alcuni casi lo supera alla grande. Duetti imperdibili.
Stefania Rocca in tenuta sexy (guepiere e calze autoreggenti nere) fa la sua porca figura, eppure il suo sex appeal su di me non fa alcuna presa. Brava come al solito. Per lei nessun fischio nè applauso. 6 di stima.
Rocco Papaleo mi risulta simpatico. Da sempre. Dategli pure tutti i ruoli che volete. Bravo o meno che sia io continuerò a sorridere per ogni sua interpretazione.
Adoro Marco Cocci, il cantante dei Malfunk. Attori stilosi come lui ce ne vorrebbero a bizzeffe. Peccato che in questo film le sue siano solo piccole comparsate.
Fabio De Luigi e Maurizio Micheli fanno un mini-cammeo nello spettacolo teatrale che apre il film e a cui dà il titolo. Una perla di simpatia da grandi gigioni quali sono.
Tanta solidarietà per Paola Tiziana Cruciani, il cui nome appare piccolo piccolo nei titoli di coda. L’hanno ormai ridotta all’infimo rango di caratterista, quando è ovvio che in questi casi si tratta di attrice. Vera.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


26
dic 06

Endorsing the art of funk

James Brown

James Joseph Brown
(1933 – 2006)


24
dic 06

L’errore sarebbe mio

In merito alla vicenda del cellulare per cui ho pagato 25 Euro di assistenza tecnica, pur senza riparazione effetteuata.
Dopo un paio di telefonate all’assitenza telefonica di Qtek/Dangaard, mi è stato fatto notare che l’errore sarebbe mio. In pratica avrei dovuto controllare sul sito internet la lista dei centri assistenza tecnica autorizzati e portare l’apparecchio in uno di quelli.
Ho anche scritto una mail al sito PocketDevice.it in cui spiegavo la vicenda e chiedevo informazioni. Ve la posto qui sotto con relativa risposta.

_______________________
Gentile Pocket Device,
invio questa emal per mettervi al corrente di quanto avvenuto in relazione alla richiesta si assistenza tecnica per un Qtek 8020.
Potrei dire che sono stato vittima di un soppruso, un piccolo raggiro, perpetrato dalla Graphocart srl di Roma e dall WST WorldStartel Communicaton di Vimercate (Mi). Che credo si siano anche spacciate per vostri rivenditori ufficiali e centri di assistenza tecnica.
Alla richiesta di assistenza ho ricevuto una beffa. Mi è stato fatto pagere 25 Euro per uno smartphone non riparato.

Mi sono dunque preso la briga di rendere pubblica questa vicenda di cattivo CRM.
Vi prego di leggere quanto scritto nel mio blog personale all’indirizzo:
http://smeerch.splinder.com/post/10306642/Siano+maledetti+i+centri+assistenza 

________________
Gentile Sig. _____,
Siamo dispiaciuti dell’inconveniente ma il centro WSC non gestisce terminali Qtek Dangaard Telecom Italia.
Le procedure per il servizio di riparazione in garanzia sono ampiamente descritte all’interno del nostro portale
www.pocketdevice.it : non possiamo quindi ritenerci responsabili per interventi eseguiti da Cantri Riparazione non autorizzati.
Cordiali Saluti e Buone Feste,

Dangaard Telecom Italy
Pocketdevice.it Support

24
dic 06

Doppio delitto

Doppio delitto

Doppio delitto

di Steno (Italia, 1977)
con
Marcello Mastroianni, Agostina Belli,
Peter Ustinov, Mario Scaccia, Ursula Andress, Gianfranco Barra

Gradevole mistrura tra commedia italiana e giallo. Steno, aiutato da Age e Scarpelli alla sceneggiatura -padri della commedia all’italiana – cerca di ibridare i due stili ambientando un fatto di cronaca nera cuore della Capitale. Difatti i Romani e tutti quelli che amano la romanità – largamente intesa – ameranno questo film anche e soprattutto perché è ambientato e girato nelle strade nei dintorni di via dell’Orso. Pieno centro di Roma, non molto lontano da Piazza Navona. Date qui uno sguardo alla mappa.
La trama: Baldassarre Bruno, un commissario divorziato, è rilegato a lavorare nell’archivio ‘corpi di reato’ della polizia poiché ha compiuto un madornale errore, passato alla storia nel suo ambiete come "la stronzata". Qualche anno prima ha aiutato involontariamente un ladro a fuggire con il bottino. accendendogli la moto difettosa per semplice cortesia. Un giorno, mentre pranza in un’osteria del quartiere, sente degli spari. Quando si precipita in direzione del frastuono scopre che nel palazzo dell’Orso, il proprietario, un ricchissimo principe è deceduto folgorato da un fulmine. Come lui, allo stesso tempo e per la stessa causa, è rimasto stecchito anche un tecnico antennista. Inizialmente il commissario Bruno si disinteressa del fatto, classificandolo come tutti un mero incidente, finché qualcuno non gli mette la pulce nell’orecchio: il principe potrebbe essere stato assasinato di proposito. Chiederà alla polizia di affidargli il caso per avere la sua ultima occasione e dimostrare a tutti che vale ancora qualcosa. Durante le indagini incontrerà e si innammorerà di una giovane molto carina, attivista in difesa dei poveri e acerrima nemica del Principe assassinato. Nel suo percorso poi inciamperà anche in altri strambi personaggi che popolano le strade intorno al Palazzo dell’Orso.
Mastroianni recita molto bene. Forse non è stato il suo film migliore ma qui è al top della forma. Senza dubbio l”investigatore pasticcione era nelle sue corde.
Bravina anche Agostina Belli che sicuramente è stata scelta più per le sue grazie e il suo dolce visino, che per le doti recitative.
Da apologia il personaggio interpretato da Mario Scaccia: il libraio pettegolo del quartiere.
Peter Ustinov fa un po’ il verso a se stesso: un produttore cineasta americano che dal suo pulpito prende in giro l’Italia e gli Italiani , condendo il tutto con un pizzico di autoironia e autocommiserazione.
Ursula Andress la troviamo ancora una volta in coppia con Mastroianni (vedi anche
"la decima vittima"). Si vede benissimo che le riesce facile immedesimarsi nella parte di una giovane e avvenente attrice che ha spostato il decrepito nobile solo nella speranza di mettere le mani sulla sua ingente eredità.  
Fa molta simpatia anche Gianfranco Barra, imbranatissimo aiutante del commissario. Il suo nome forse non vi dirà molto ma la sua faccia sì. Ragion per cui
vi consiglio di dare una occhiata a questo link.

La scheda di Cinematografo.it e quella di MyMovies.it.


22
dic 06

La sconosciuta

La sconosciuta

La sconosciuta

di Giuseppe Tornatore (Italia, 2006)
con Xenia (Ksenya) Rappoport, Michele Placido,
Claudia Gerini, Piera Degli Esposti, Alessandro Haber,
Margherita Buy, Pierfrancesco Favino, Angela Molina, Clara Dossena 
 

Devo ammettere che su questo film avevo dei pregiudizi. Non so perché ma non mi incuriosiva. Non mi andava di vederlo. Poi domenica scorsa sono uscito perché avevo voglia di mettere la testa fuori di casa e sono andato al cinema a vedere "La Sconosciuta". Primo perché al Cinema Delle Province il biglietto costa meno. Secondo perché quello è il cinema più vicino a casa mia. Terzo perché, a dirla tutta, in giro non c’erano molti altri film interessanti. Diciamo pure che forse questo mi sembrava il meno peggio.
Eppure devo ammette che mi sbagliavo. Non ritenevo Tornatore in grado di fare un film così.
La sconosciuta mi è piaciuto. Anche molto, devo dire. Di questa pellicola ho apprezzato innanzitutto la storia, che ho trovato particolarmente interessante e attuale, al passo coi tempi. Qualcosa che mi raccontava una realtà estremamente vicina al tempo che vivo e nella terra che vivo (leggi Italia). Dunque io che in genere chiedo ad un film di raccontarmi qualcosa di nuovo, sono stato esaudito pienamente. Poi mi è piaciuta la recitazione di tutto il cast. Anzi diciamo pure che mi ha entusiasmato.
Ad iniziare da Kseniya Rappoport, la protagonista, la sconosciuta del titolo. Una trentenne dell’est che interpreta una trentenne dell’est. Ottima scelta. Questo film necessitava di dosi massicce di realismo e questa scelta, difatti, si è rivelata azzeccatissima. La Rappoport non sbaglia una espressione che sia una. Le leggi in faccia ogni singolo sentimento che il suo personaggio deve aver provato. Da premio.
Ottimo anche Michele Placido nel ruolo del pappone sadico, ultraviolento ma anche un sacco stupido. Qui lo vediamo rappresentato come un uomo di mezza età dal forte accento campano e completamente glabro. Fa schifo davvero al solo guardarlo.
Ottimo anche Allessandro Haber nella parte del solo triste e laido portinaio di palazzo. Qui gli viene chiesto di fare il caratterista. Lui ci riesce benissimo. Onore al merito di aver accettato una parte così. un ruolo di secondo piano, senza darsi delle arie e senza snobberie, che uno col suo curriculum potrebbe benissimo accampare senza che alcuno possa muovergli una qualsiasi accusa. Bravo con la B maiuscola.
Molto brava anche Piera Degli Esposti. Un’attrice con tanta esperienza che qui incarna benissimo i gesti, gli sguardi, le movenze della colf di lunga data. Eccellente nelle scene in cui la si vede vegetare su di una sedia a rotelle.
Un sincero augurio di una splendida carriera alla piccola Clara Dossena, che qui interpreta la simpaticissima Tea senza sfiguare affatto accanto ad adulti sicuramente più navigati di lei.

Claudia Gerini dovrebbe essere una delle attrici principali del film ma non mi ha convinto al 100%. Bravina. Fa il suo compitino ma non si applica più di tanto. E sì che in altre pellicole l’ho vista sfoderare interpretazioni migliori. Come al solito però può anche essere che io mi sbagli, che magari la sua parte esigeva una recitazione appena sufficiente. Cioè, voglio dire: magari in questo caso vale il detto: mediocre il ruolo mediocre la recitazione.
Favino fa pochissime scene. Mette in croce quattro battute che gli hanno scritto e scende dal palco. Recita così poco e in maniera così scialba da risultare anonimo. Non pervenuto. O quasi. Vi giuro che dalla sua recitazione non ho capito quale fosse il ruolo del personaggio. Se avesse dei valori positivi, se fosse uno dei tanti mostri che vengono tratteggiati nella pellicola ecc. Mi permetto di dire che Favino qui contribusice a marginalizzare un ruolo già marginale di suo.
Margherita Buy fa un cammeo verso la fine della pellicola. Non saprei valutare il suo lavoro. Ancora mi sto chiedento se sia credibile o meno come avvocato difensore di una rea confessa.
Un altro elemento molto convicente è la tecnica di regia. Fantastici i brevissimi flashback – della durata di 2 o 3 secondi – attraverso i quali nelle prime battute della pellicola il regista ci fa intendere l’antefatto, ossia come sono andati in quel tempo precendente all’inzio del racconto. Degno di nota poi anche il climax del racconto: la progressione dei fatti è incalzante. Il ritmo è sostenuto anche quando potrebbe sembrare apparentemente lento.
Dunque posso dire che Tornatore ha confezionato un film molto valido. Secondo me anche degno di qualche premio, ché il cinema italiano ha bisogno di opere di questo tipo. Bravo!
La storia della pellicola non ve la svelo questa volta. Metti caso che non abbiate ancora visto questo film. Se siete curiosi però, vi rimando alla scheda di
Cinematografo.it o quella di MyMovies.it.


21
dic 06

SmeercHouse 21 Dicembre 2006

Puntata numero 14 (Stagione 4). Anche questa settimana è stata effettuata una registrazione.
Disponibile quindi
il podcast numero sei.
(File Mp3 – 39,1 MB – Codificato a 40Kbps Mono 22 Khz – Durata: 137 Minuti)

La tracklist:

Bjork – It’s Oh So Quiet
Sade – Smooth Operator
Big Boss Men – Complicated Lady
Gnarls Barkley – Gone Daddy Gone
Piero Piccioni – O Rugido Do Leao (Paolo Scotti Re-edit)
Just Brothers – Sliced Tomatoes
The Frank Popp Ensemble – Hip Teens Don’t Wear Blue Jeans
Pizzicato Five – It’s A Beautiful Day
Jungle Brothers – V.I.P. (Radio Edit)
R. Kelly feat. Keith Murray – Home Alone
Mariah Carey feat. Jermaine Dupri – Get Your Number
Amanda Lear – Queen Of Chinatown
Chic – Soup For One
Kool & The Gang feat. Jamiroquai – Hollywood Swinging (Ralphi’s Old School Vocal Mix)
Black Rock feat. Debra Andrew – Bluewater (Original Mix)
Bobby Blanco & Miki Moto – Black Sugar (Warren Clarke Remix)
Serge Santiago – Atto D’Amore (Dub Version)
Daft Punk – Robot Rock
Cassius – Feeling For You (Les Rhythmes Digitales Dreamix)
Timo Maas – To Get Down
Basement Jaxx – Red Alert
99 Posse – Quello Che
Delta V – Il Primo Giorno Del Mondo
Dulevànd – A star bene
Dulevànd – Valzer metropolitano
Vinicio Capossela – Ovunque Proteggi


21
dic 06

Siano maledetti i centri assistenza

Qtek 8020

Di solito questo blog la butta sullo scherzo ma oggi voglio raccontare una cosa seria. Una storia di cattivo, anzi pessimo, Customer Relationship Management (il famigerato CRM) che spero possa essere di aiuto per le scelte future di alcuni lettori che passerano da questo blog.
Lo scorso Natale mi sono fatto un regalo. Il 19 Dicembre 2005 ho acquistato sul
un cellulare Qtek 8020 attraverso il sito Mr. Price. L’ho pagato 259 Euro (iva inclusa). Le spese di spedizione mi sono state abbuonate. Ma credo che ho goduto di un servizio sconto che applicano a tutti i clienti, cioè a tutti quelli registrati al sito. Il pacco mi è arrivato integro dopo pochi giorni. Tutto ok per il momento.
Dopo pochi mesi, verso giugno diciamo, il tasto posizionato sotto il display, sulla sinistra, inizia a non funzionare. È una grande disdetta poichè, essendoci su questo modello il sistema operativo Windows Mobile 2003, quel tasto serve ad azionare il pulsante "Start". Chi usa un palmare o uno smartphone con questo sistema operativo sa quanto si usi questo tasto e come sia quasi impossibile usare l’apparecchio evitando di premerlo.
Decido di portarle il telefono in un centro assistenza per farmi riparare questo malfunzionamento. Inizio ad informarmi. Gli ultimi giorni di Luglio passo da
Graphocart srl, un negozio che vende prodotti d’infomatica e hi-tech in genere a Roma, in via G.B. Morgagni, 30/B. Credo si tratti un esclusivista Qtek. Mi dicono che il telefono lo prendono in consegna e lo riparano per una ventina di euro. Il telefono era ancora in garanzia per cui si trattava di pagare questa cifra solo per il corriere, ossia per le spese di spedizione di andata/ritorno. Mi suggeriscono di tornare dopo la pausa vacanze di Agosto poiché le aziende italiane, si sa, ad Agosto chiudono un po’ tutte. Io intanto cerco di barcamenarmi alla bene e meglio sino a quando mi decido di portare l’apparecchio in riparazione.
Il 6 Ottobre porto il telefono da Graphocart. Lo prendono in consegna e mi dicono che tornerà indietro non prima di un mese. La riparazionè sarà gratuita perché il telefono è ancora in garanzia ma ci sarà da pagare 25 Euro per le spese di spedizione del pacco al centro assistenza. Consegno solo il corpo dell’apparecchio e il copribatteria. Mi riprendo la batteria, l’auricolare, la scheda SIM e la scheda di memoria SD. Compilo una ricevuta con i miei dati, la segnalazione del guasto, il codice IMEI del telefonino e firmo. Sul modulo viene anche apposta la dicitura "Dicembre 2005" ad indicare il mese in cui è stato acquistato l’apparecchio. Mea culpa: non riesco più a trovare lo scontrino ricevuto congiuntamente all’acquisto del cellulare. Ma mi rassicurano che non dovrebbero esserci problemi. Mi faranno sapere. Mi dicono che mi chiameranno quando ci sarà da ritiare in negozio il cellulare riparato.
Passano i giorni. I primi di Novembre la Graphocart mi chiama sul cellulare. Io non sono in citta, non sono a Roma. Una gentile signorina mi chiede se ho da qualche parte la garanzia, o meglio lo scontrino, perché il centro assistenza – giustamente – vuole che io dimostri la data di acquisto dichiarata (Dicembre 2005). Senza di quella sarò costretto a pagare una cinquantina di euro di riparazione. Più costi di spedizione. Rispondo che lo scontrino è disperso. Non mi perdo d’animo, però. Riaggancio. Chiamo quelli di Mr.Price. Chiedo una copia della fattura di acquisto del cellulare. In meno di 5 minuti nella mia email arriva una copia della fattura datata 19 Dicembre 2005. Prontamente giro l’email alla signorina della Graphocart. Poi richiamo il negozio al telefono. Chiedo se hanno ricevuto l’email con la fattura in allegato. Mi rispondono positivamente e mi dicono che, nel giro di qualche giorno, mi faranno sapere se questo documento è valido come prova di avvenuto acquisto. A me sembrava logica come cosa. Ma con le email non si sa mai. In Italia molte aziende ancora non ritengono l’email un documento valido ai fini legali.
Quando torno a Roma passo di persona dal negozio della Graphocart per chiedere ragguagli, dal momento che nessuno si era ancora fatto sentire via telefono. Mi viene detto che l’email è stata accettata e ritenuta valida. Ora ci sarebbe solo da attendere la riparazione e che l’apparecchio venga spedito indietro. Mi faranno sapere via telefono cellualre.
Passano i giorni e le settimane. Nel frattempo io ho ripreso ad utilizzare un vecchio cellulare che però ha grossissimi problemi di ricezione. Praticamente è come se non funzionasse affatto. Appunto per questo motivo, di tanto in tanto, ogni 5/6 giorni circa, ripasso dal negozio per chiedere notizie del mio Qtek 8020. Ebbene ci sarò passato altre 4/5 volte nel giro di un mese.
Oggi è stata l’ultima volta. Nei giorni scorsi ho sollecitato il negoziante – nello specifico la signorina che si occupa di queste pratiche di spedizione degli apparecchi presso i centri assistenza – affinchè mi rendessero al più presto il mio cellulare. Io sto per lasciare la città e vorrei avere con me il mio apparecchio durante le vacanze di fine anno. In altre parole: il celluale è mio e mi serve.
Oggi il cellulare mi viene reso ma – sorpresa – non è stato affatto riparato. Non è un errore. Lo dichiare anche la fattura allegata: HTC QTEK 8020. Reso non riparato. Devo ammettere che di questo avevo un certo sentore poichè nei giorni scorsi, passando da Graphocart, il negoziante mi aveva accennato che c’erano problemi con l’assistenza. Che alcune licenze erano cambiate, cose così. Insomma c’era il rischio che il cellulare tornasse indietro non riparato.
E così è stato. Oggi ho subito un furto, praticamente. Ho pagato 25 per un cellulare che non è stato riparato e di cui mi hanno privato per più due mesi (dal 6 Ottobre al 20 Dicembre). Mi è stato spiegato che la Qtek come marca non esiste più. Adesso in Italia la
HTC distribusice apparecchi con in proprio marchio per cui sta dismettendo le attività col marchio Qtek. Anche i centri assistenza non sono stati risparmiati da questa manovra di razionalizzazione del marchio. Il centro dove è stato spedito il mio cellulare – la WorldStartel Communications Labvim di Vimercate (Mi) – WSC - non ha più la licenza per riparare apparecchi Qtek. O, comunque sia, non riceve più ricambi della Qtek. Questo è quello che mi hanno detto. Ho avuto la sfortuna – chiamiamola così – di capitare in un periodo di transizione. Ecco.
Ad ogni modo io non potevo prendermela con la Graphocart. Non mi sono incazzato. Non ho alzato la voce. Anche se forse c’era da spaccare tutto. Mi sono lamentato, questo sì. Ho chiesto spiegazioni precise. Poi ho pagato i 25 Euro del corriere che il negoziante aveva anticipato. Inoltre mi è stato dato l’indirizzo e il numero di telefono di un nuovo centro assistenza qui a Roma – la
Celtec di via Guglielmo Gamarra. Forse sono quelli autorizzati per l’assistenza di apparecchi marchiati HTC. Un posto cioè dove potrei portare il mio cellualre a riparare. Con la speranza che questa volta non venga preso in giro ancora. Tra le altre cose, la garanzia ormai è scaduta e la riparazione dovrei farla perciò a mie spese. 
Sono anche stato invitato dalla Graphocart a chiamare la WSC e a chiedere spiegazioni. A lamentarmi. A farmi sentire. A chiedere un rimborso. Non credo sinceramente che otterrò qualcosa ma nei prossimi giorni ci voglio provare. Una telefonata mi costa quasi nulla. Voglio anche provare a chiamare il call center della Qtek e a sentire cosa dicono loro. Cosa mi suggeriscono di fare. Voglio capire se posso ottenere il rimborso. Io sono scettico. Quasi sicuramente non otterrò un bel niente, anche se li minaccio di denunciarli alle autorità. Non credo che abbiano paura di denunce da parte di un solo cliente e per cifre così basse. Chi farebbe mai una denuncia per soli 25 Euro di truffa?
Così stanno le cose. Vi terrò informati sugli sviluppi della vicenda.


20
dic 06

Metafora del network pubblicitario

Metafora Ad Network

Pensate ad un network di pubblicità etica in cui si pubblicizza solo quello che piace ai proprietari/gestori del network stesso. Pensatelo applicato ad un gruppo di blogger italiani. Questo è Metafora Ad Network, un’idea di Apogeonline, in corso di sviluppo.
Tra i nomi che hanno già "fatto rete" ci sono: Marco Ghezzi (editore, amministratore delegato di
Apogeo), Sergio Maistrello (giornalista, coordinatore editoriale di Apogeonline), Antonio Sofi (ricercatore universitario e curatore di Webgol), Antonio Tombolini (esploratore web, Simplicissimus, Simplicissimus Blog Farm, San-lorenzo.com) e Elena Antognazza (responsabile marketing, fondatrice di Mlist).
Le regole sono poche e semplici:
1. ogni pagina potrà ospitare solo uno spazio pubblicitario, 
2. i banner saranno statici cioè senza animazione nè suoni,
3. saranno accettati soltanto le inserzioni di aziende, prodotti, servizi e iniziative che il network apprezza per esperienza diretta oppure quelli che soddisfano criteri elevati di qualità ed etica imprenditoriale,
4. sotto il banner, un breve testo spiegherà le ragioni per cui il network ritiene che il prodotto, il servizio o l’iniziativa sia meritevole dell’attenzione dei visitatori,
5. gli spazi pubblicitari sono dichiarati esplicitamente. Non è ammessa nessuna commistione tra spazi pubblicitari e contenuti editoriali.
L’esperimento partirà il mese prossimo: gennaio 2007.
L’idea mi sembra molto interessante. Proverò a seguirla da vicino. Ho già chiesto di inserire smeerchblog nel network, anche se credo che sarà impossibile a causa di problemi legali dovuti al contratto di Splinder.