L’amico di famiglia

di Paolo Sorrentino (Italia, 2006)
con Giacomo Rizzo, Fabrizio Bentivoglio, Laura Chiatti,
Marco Giallini, Clara Bindi, Gigi Angelillo, Roberta Fiorentini,
Barbara Valmorin, Lorenzo Sorrentino, Geremia Longobardo,
Nicola Grittani, Francesco Grittani, Emiliano De Marchi

Se dovessi fare una classifica dei film di Paolo Sorrentino metterei questo al secondo posto, subito dopo l’inarrivabile “Le conseguenze dell’amore”, ma prima de “L’uomo in più”. In pratica questa pellicola mi è piaciuta molto, ma non quanto la seconda opera filmica del regista.
De “L’amico di famiglia” mi sono piaciuti soprattutto gli attori e il loro modo di recitare. Asciutto, senza fronzoli e decisamente realista. Dunque bravi innanzitutto quelli del casting.

Giacomo Rizzo recita benissimo. Spiace dirlo per lui, ma ha una faccia ed una postura perfetta per mettere in scena l’usuraio. Sarà forse perchè proviene da un ambiente in cui non è molto difficile incontrare/scontrarsi con personaggi di quella risma. Di sicuro non gli sarà stato difficile trovare volti e personalità a cui ispirarsi.

Laura Chiatti è molto giovane e carina, ma già presenta delle buoni doti di recitazione. I dialoghi tra lei e Geremia – il vecchio protagonista – sono credibili, di buona levatura e molto intensi. Brava e sensuale.

Fabrizio Bentivoglio non fa una piega. Pulito, preciso. Recita – come al solito – senza sbavature. La sua presenza dà grande significato alla scena, persino in quei momenti in cui indugia in lunghi silenzi. Il suo accento veneto, inoltre, gli conferisce una grande carica di simpatia.

Gigi Angelillo in questo film fa la parte del padre della sposa – un ruolo secondario – eppure recita benissimo. Lo si era già visto esprimersi molto bene in “Mio cognato”, ma qui rende ancora meglio. Sopratutto nei dialoghi faccia a faccia con sua figlia, in cui tira fuori grande pathos, rivelando tutta la sofferenza scaturita dalla vergogna per una grama vita in un paese di provincia.

Piccola citazione anche per Marco Giallini che, con il suo grugno beffardo, riesce ad esprimere sempre una certa simpatia.

La storia è abbastanza originale. Azzeccatissimo il ribaltamento del punto di vista per cui, alla fin fine, si fa difficoltà a distinguere con precisione i buoni dai cattivi. Persino il protagonista, insomma, persino quel laido del cravattaro riesce ad incutere nello spettatore una certa pena/tenerezza per la sua condizione da inferiore, escluso, emarginato, gabbato, feccia della società. Ho trovato comunque un po’ pedante questa evidenziazione delle caratteristiche negative nel profilo del protagonista. Mi spiego. D’accordo, Geremia è uno strozzino, un laido, un vecchio viscido, uno che si eccita guardando delle ragazzine in pantaloncini giocare a pallavolo. Tutto sommato il modo in cui la sua personalità viene tracciata mi sembra esagarato. Perché renderlo avaro a tal punto? Perché rappresentarlo sempre mentre si ciba di piatti poveri, mentre setaccia le spiagge in cerca di monete e preziosi, mentre ruba cracker in un supermercato? Che bisogno c’era? Sarebbe stato odioso – ed odiato – comunque, anche senza questa estrema caratterizzazione. Non è questa forse una pedanteria che rischia di sfumare in caricaturizzazione?

Il soggetto e la sceneggiatura sono dello stesso regista napoletano. I miei migliori complimenti per la ricchezza delle battute. Si ride spesso e molto. Di gusto.

La fotografia è curata in maniera superba da Luca Bigazzi. E qui mi soffermerei per spendere due parole sulla tecnica registica e sulle luci. I film di Sorrentino, ormai si sa, sono tecnicamente molto ben fatti. Ci si trova sempre un’ottima fotografia, colori vividi, chiaroscuri che affascinano l’occhio, inquadrature che lasciano a bocca aperta e movimenti di macchina da insegnare nelle scuole di cinema. Ad un certo punto però, guardando “L’amico di famiglia”, ti viene da chiederti quanto tutto ciò sia funzionale al racconto, alla storia. Ovvero: la tecnica non si starà mica trasformando pian piano in tecnicismo? Manierismo? In altre parole più impertinenti mi chiedo: ma Sorrentino non si starà bullando ed autocompiacendo di saper fare film così belli, così ineccepibili dal lato della forma, tanto da mettere quasi in secondo piano i contenuti?

Nota: le coreografie del balletto per la finale della gara di Miss Agro Pontino sono state curate da Pappi Corsicato.

Il sito ufficiale
La scheda di Cinematografo.it, quella di FilmUp, quella di Film.tv.it.