La decima vittima

La decima vittima
di Elio Petri (Italia, Francia, 1965)
con Marcello Mastroianni, Ursula Andress,
Elsa Martinelli, Salvo Randone, Luce Bonifassy,
Massimo Serato, Milo Quesada, George Wang,
Anita Sanders, Richard Armstrong, Walter Williams

«Dopo la fine della quarta guerra mondiale o della sesta, secondo la cronologia degli storici, la potenza e la capacità di sterminio delle armi nucleari era aumentata. Ormai era stato raggiunto il punto di saturazione. La pace, quindi, doveva durare per sempre. Ma gli uomini non sono angeli, sono soltanto degli esseri molto strani forniti di combattività. L’unica soluzione era di incanalare la violenza dell’uomo. Così l’assassinio fu legalizzato su basi strettamente individuali. E solo per coloro che lo chiedevano. Vittime e cacciatori. Fu così che nacque l’istituto della Grande Caccia. La guerra era tornata là dove era nata: nella mani degli individui. E per ogni individuo il traguardo più ambito era La decima vittima».
(dal trailer ufficiale del film)
 

CA-PO-LA-VO-RO! Mastroianni e Ursula Andress sono superbi. Entrambi hanno tirato fuori tutto il loro fascino enigmatico per intrepretare questo film. Il primo si è persino tinto di biondo i capelli (forse una ossigenatura). La seconda sfodera un’attrazione che questo è proprio il caso di definire fatale. Anche Elsa Martinelli è brava ma soprattutto bella. Bellissima. Una piccola bambola impertinente che fa di tutto per impalmare il tenebroso protagonista.
Di questo film, a parte l’originale trama, è da apprezzare anche tutta una polemica sottesa alla storia principale della caccia come sfogo per la violenza istintiva connaturata all’uomo. La polemica cioè sul matrimonio come gabbia dell’amore. Sulla libertà dei costumi, sulle differenze tra il presunto libertinaggio degli Stati Uniti e il tradizionalismo tutto italiano. La citazione del problema degli anziani, qui risolto con l’affidamento dei propri vecchi allo stato. La derisione della perfetta macchina organizzativa dei pubblicitari statunitensi in confronto all’imprecisione di Roma e dei Romani. L’attaccamento al denaro che porta alla prevaricazione dell’amore. Le costrizioni ed i ricatti sentimentali. La fiducia e la menzogna. Gli stereotipi sociali. La critica/sberleffo alla Chiesa Cattolica e al suo potere inibitorio sul popolo italiano. E così via.
Magnifica l’intuizione/invenzione di usare la scansione del palmo della mano in vece della tradizionale firma; qui vediamo un pannello di vetro sotto cui sono posizionate della lampadine flash. Noi, spettatori degli anni 2000, sappiamo benissimo che questa tecnologia è stata poi effettivamente realizzata, anche se non precisamente in questi termini.
E vogliamo parlare dell’estetica? Eccezionale. Un misto di italianissimo design anni ’60, tra space age e optical art. Minimal ed essenziale. Linee sinuose. Colori uniformi. Tutto così retrò e così bello.
Questa produzione di Carlo Ponti fu uno dei rari casi di film fantascientifico italiano. La sceneggiatura è di Tonino Guerra, Ennio Flaiano, Giorgio Salvioni e dello stesso Elio Petri. Le musiche furono composte ed eseguite dal M° Piero Piccioni. Stupendo il tema "Spiral Waltz", scritto con Segio Bardotti e cantato da Mina sui titoli di coda. Il montaggio invece è di Ruggero Mastroianni.
Utilizzo questo spazio anche per ringraziare pubblicamente l’amico Domenico Scalfaro per avermi prestato il DVD – originalissimo – di questo film e per avermi messo a parte di cotanto ingegno cinematografico. Adesso tocca leggere anche il racconto da cui è tratto ("La settima vittima" di Robert Schekley).
Il film intanto è consigliatissimo. Da vedere assolutamente.

La scheda di Cinematografo.it e quella di Film.tv.it.