Babel

Babel

di Alejandro González Iñárritu (Usa, 2006)
con
Brad Pitt, Cate Blanchett,
Gael Garcia Bernal, Adriana Barraza, Koji Yakusho,
Rinko Kikuchi, Boubker Ait El Caid, Said Tarchani,
Mike Gamble, Elle Fanning, Paul Terrel Clayto
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Pellicola vincitrice del premio per la migliore regia al 59° Festival del Cinema di Cannes.
Ho visto questo film per tre semplici motivi: 1 è diretto dello stesso regista di "Amores Perros", film pulp messicano che mi era già piacuto in precedenza; 2. ci recita Brad Pitt, che negli ultimi anni difficilmente ha sbagliato una pellicola; 3. ci recita Gael Garcia Bernal, un attore dalla faccia simpatica che sta pian piano scalando le classifiche di gradimento degli spettatori cinematografici, persino qui in Italia, pur non essendo nè americano, nè italiano.
Entrato in sala sapevo solo questo. Più qualche notizia sulla trama: che si trattava, cioè, di 3 o più storie che si intrecciavano, pur partendo da punti diversi del globo terrestre.
Ho visto questo film mercoledì 1 Novembre ed ancora mi sto chiedendo se mi sia piacuto o meno. Mi spiego: il film non è brutto, è girato molto bene. Si rimane a bocca aperta per gli splendidi scenari desertici del Marocco – anche se a primo acchitto, sia io che Dj Nero, pensavamo si trattasse di qualche paese asiatico come l’Afghanistan o il Pakistan. In altre parole, il deserto del Marocco ci ha tratto in inganno, mentre ci deliziava con i suoi monti aspri e con le sue distese brulle e rocciose.
La colonna sonora è bella. Si, bella anche quella. Su questo concordo con Dj Nero. Vorrei porre attenzione soprattutto sull’ultimo brano, quello che incute angoscia e senso di pace allo stesso tempo. Una melodia dolce e intensa che costringe ad abbandonarsi ad una rassegnazione che rende inerti di fronte alla vita.
Il punto dolente di questo film è forse la fine. Nella conclusione della storia ho intravisto un pizzico di buonismo. Giusto un pizzico. [Spoiler] Alla fine tutto torna al proprio posto o quasi. Ma solo se si è insensibili o ipocriti. In fondo ci scappa un morto e una persona è costretta dalla legge a ritornare nel proprio paese d’origine, infrangendo cioè il proprio sogno di vivere una vita migliore in un posto migliore.
Buone la recitazione di tutti. Citazione particolare per Adriana Barraza che interpreta la badante messicana dal cuore grande. Trasmette emozioni intense. Bravissima.
Cate Blanchett sembra quasi che non reciti quando interpreta la mogliettina Yankee stronza e isterica. E’ indicatissima per questo ruolo. Sarà così anche nella realtà?
Brad Pitt con la barba e i capelli brizzolati ci guadagna. In charme. Secondo me, agli occhi delle donne, così conciato, risulta ancora più affascinante – se possibile.
Peccato per Bernal. Poteva avere un ruolo più centrale. Il giovane messicano sbalestrato, ubriacone, spaccone e pieno di fobie nei confronti della polizia di frontiera, un ruolo così poteva benissimo essere affidato anche ad altri attori comprimari. Gael è ormai da prima categoria. Seppur recita bene anche questa parte. Si merita decisamente più minuti al centro della scena.
I due bambini americani (Mike Gamble e Elle Fanning) sono dolcissimi e ispirano simpatia. Bravi quelli del casting a prenderli per fare la parte dei figli della coppia Pitt/Blanchett.
Tutto un discorso a parte va fatto per Koji Yakusho. Il ruolo della teenager giapponese sembra quasi tagliato addosso a lei. E’ eccezionale nell’interpretare una giovane ragazzza che, a causa del suo essere sordomuta e dello shock per l’aver assistito al suicidio di sua madre, ha difficoltà nei rapporti sentimentali con l’altro sesso. Eccellente. Io un premio glielo darei. Da segnalare la scena in cui la simpatica Yasujiro (questo il nome del suo personaggio) entra in discoteca dopo aver fatto uso di pasticche allucinogene – tipo extacy – e ne rimane frastornata, pur nel suo totale isolamento sonoro. Il contrasto tra il caos rumoroso dell’ambiente e l’ovattato mondo interno della ragazza è un gran bel pezzo di cinema. Una sorta di altalena tra pieni e vuoti sonori che affascina.
Bravi anche i due ragazzini marocchini. I loro atteggiamenti sono un po’ quelli dei bambini di tutte le nazionalità. In quei volti, in quelle dinamiche, ci si ritrova un po’ tutti giovanissimi.
Giudizio complessivo: da vedere.

Il sito ufficiale del film.
La scheda di
Cinematografo.it, quella di Film.tv.it, quella di FilmUp e quella di MyMovies.it.