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Un borghese piccolo piccolo

Un borghese piccolo piccolo

Un borghese piccolo piccolo

di Mario Monicelli (Italia, 1976)
con
Alberto Sordi, Romolo Valli,
Shelley Winters, Vincenzo Crocitti,
Renzo Carboni, Renato Romano, Pietro Tordi 
 

Cos’altro dire di un film uscito nei cinema 30 anni prima? Si è detto sicuramente di tutto. Di bene e di male. Peste e corna. Eppure permettetemi di dire che l’ho trovato alquanto angoscioso. Un Sordi drammatico che sorprende nel rappresentare vizi e drammi di un cittadino italiano come tanti ce ne sono nel cosiddetto ceto medio. Vincenzo Crocitti al suo fianco si trova ad essere una spalla perfetta. Rappresenta al meglio un figlio rincitrullito, vittima della pochezza del suo genitore. Molto brava anche Shelley Winters a fare la moglie "ciaciona" italiana. Non dev’essere stato facilissimo per una che italiana non lo è.
Da manuale la costruzione della tensione narrativa in funzione dell’arrivo del momento clou. Monicelli ha saputo creare con maestria un clima noir, tetro, fumoso tanto quanto bastava per far intendere l’imminente arrivo del fatto funesto.
La pellicola è tratta dal romanzo omonimo di Vincenzo Cerami.

La scheda di Cinematografo.it, quella di Film.tv.it e quella di MyMovies.it.

RadioNero 30 Ottobre 2006

La playlist:

Kettle’s On 
Sewn 
Anyone
Strange
Rose
Same Old Stuff
Blue Piccadilly


Mario Biondi & The High Five Quintet – A Child Runs Free
Stan Getz feat. Laurindo Almeida – Maracatu-Too
Mel Torme – Comin’ On Baby
Mongo Santamaria – Sweet ‘tater Pie
Nouvelle Vague – Blue Monday
Martin McFaul – Maybe you and me
Kings of Convenience – Singing Softly To Me/The Girl From The Back Then (live @ Auditorium Roma ’04)
Gomez – Hamoa Beach
Frank Popp Ensemble – Leave Me Alone
James Clarke – Double Take
Lucio Battisti – Amarsi Un Po’
Gianmaria Testa – Il Passo E L’Incanto
Rodrigo Leão – A Estrada
Interpol – Untitled
The Beta Band – Assessment
Aberfeldy – All True Trendies
Riccardo Sinigallia – Ciao
Bloodstone – Sadie Mae
Elvis Costello – Pump It Up
Nitin Sawhney feta. Terry Callier – The Preacher

* brani tratti dall’album "Twelve stops and home" dei Feeling.

Ero rimasto a una

Ero rimasto a una

L’ultima volta che avevo usato la funzione Scout di fd’s Flickr Toys per controllare quanti miei scatti fossero stati inseriti nella sezione ‘Explore’ di Flickr avevo trovato una sola foto. Il check odierno, invece, ne fa risultare ben 4, di cui una persino con data precendente alla prima selezionata. Roba da farne un banner.

Waking Life

Waking Life

Waking Life

di Richard Linklater (Usa, 2001)
con Ethan Hawke, Julie Delpy, Steven Soderbergh 

Questo è uno di quei film che si ama o si odia. Non credo ci siano vie di mezzo. È ovvio che per Linklater è stato quasi un test, in attesa di realizzare l’opera seconda con la stessa tecnica. L’importante, divevo, era sperimentare il sistema di produzione, l’elaborazione grafica, la resa. Il contenuto è evidentemente in secondo piano, viene dopo. In questo caso, diciamo, la sostanza non ha la stessa signità della forma.
La tecnica di realizzazione è una specie di animazione in post-editing che si basa sostanzialmente sul ricalcare con un disegno le immagini reali impresse sulla pellicola. Attenzione. Se non ci si abitua subito al tratto e alla colorazione a tinte forti si potrebbe soffrire di mal di stomaco, anche a causa di alcuni sfondi che traballano vistosamente.
La tecnica dunque è estremamente innovativa ed affascinante. Non riusulta difficile innamorarsene. La trama è abbastanza semplice, invece. Sullo schermo vediamo un giovane intrappolato nel mondo dei suoi sogni, costretto a vagare da un dibattito all’altro con personaggi all’apparenza comuni. Si barcamena tra mille discussioni filosofiche (esistenzialismo, significato della realtà e del sogno, potenza della mente, esistenza di Dio, dualismo vita/morte, ecc.) dal taglio così alto che persino uno come Umberto Eco avrebbe difficoltà a seguire. Il problema sostanziale, cioè, risiede nella sceneggiatura. Queste lunghe dissertazioni risultano talmente verbose da minare la stessa attenzione dello spettatore.
Insomma "Waking Life" non mi è piacuto granchè. Troppo onirico, volatile, inconsistente. Poco concreto. Su una scala da 1 a 10 gli darei un 6 di incoraggiamento. Ciò non toglie che trovo questo sistema d’animazione molto interessante, per cui sono molto curioso di vedere "A Scanner Darkly", pellicola dello stesso regista peraltro basata su di un noto romanzo sci-fi di Philip K. Dick.

La scheda di Cinematografo.it, quella di Film.tv.it, quella di FilmUp e quella di MyMovies.it.

Fur

Fur. Un ritratto immaginario di Diane Arbus

Fur: un ritratto immaginario di Diane Arbus
(Fur: An Imaginary Portrait of Diane Arbus)
 

di Steve Shainberg (Usa, 2006)
con
Nicole Kidman, Robert Downey Jr.,
Ty Burrel, Harris Yullin, Jane Alexander, Emmy Clarke, Genevieve McCarthy

Questo film è liberamente ispirato al romanzo "Diane Arbus: Una biografia" di Patricia Bosworth.
Se mi chiedi se mi sia piaciuto o meno, potrei risponderti con un semplice, quanto enigmatico, "Mah!".
Nel senso che non è brutto e non è fatto male ma non puoi neanche dire che sia un capolavoro o un elemento di estrema originalità nel panorama cinematografico odierno.
Ciò che mi ha affascinato, invece, è la fotografia, le luci ed i colori. Vividi ed intensi. Allo stesso tempo un plauso va fatto anche alla tecnica di regia. Mi riferisco, in particolar modo, alle inquadrature e al posizionamento della macchina da presa. Si vedano, ad esempio, le scene in cui la cinepresa è posionata all’interno di un tubo dell’acqua, dietro allo spioncino di una porta d’ingresso, dietro ad un citofono o quando la si muove tra i vari piani del condominio, facendola scivolare all’interno dei condotti per l’aria.
Degli attori che dire? C’è chi dice che la Kidman sia bella. C’è chi dice che sia brava. Io credo che nel suo caso si tratti di compresenza di entrambi i fenomeni. La vera rivelazione di questo film è Robert Downey Jr. O meglio, più che di rivelazione, si tratta di una conferma, poiché qui lo si stima sin dai tempi in cui recitò la parte di Charle Chaplin in "Charlot". In Fur mr. Downey dà il meglio di se. Essendo il suo intero corpo ricoperto di peluria, per gran parte del tempo è costretto a recitare con i soli occhi. Con lo sguardo ci parla e ti parla. Credetemi perciò quando vi dico che un altro attore, uno non così bravo, si sarebbe facilmente dimostrato ridicolo, non appena il registra gli avesse regalato un primo piano.
La trama è alquanto semplice, seppur comprenda alcune peculiarità. Una giovane donna è succube dell’autorità della sua ricca famiglia d’origine. Quando viene presa in moglie da un fotografo diventa la sua assistente tutto fare, una schiavetta silenziosa e acconsenziente. Avete presente la protagonista di "Casa di bambola" di Ibsen? Beh, più o meno siamo lì. Succube del marito, pur senza esplicite violenze. Priva di ogni considerazione, persino tra le lenzuola. La vita di Diane Arbus cambia radicalmente quando incontra il suo vicino di casa. Quest’uomo, affetto da una forma acuta di ipertricosi, le farà scoprire un mondo tutto nuovo. La porterà nel regno dei disadattati, di quelli rifiutati dalla società solo perché fisicamente diversi dalla media, i cosiddetti ‘freaks of nature’ - scherzi di natura – ossia nani, giganti, donne prive di arti, ecc. Questa assidua frequentazione porterà Diane ad alllontanarsi e a trascurare suo marito e la sua famiglia. Congiuntamente nel suo cuore sboccerà un duplice amore: uno per l’ipertricotico vicino e l’altro per la fotografia.

Il sito ufficiale del film.
La scheda di
Cinematografo.it, quella di Film.tv.it, quella di FilmUp Leonardo e quella di MyMovies.it.

La trasparenza opaca

La trasparenza opaca

Non so se il dott. Antonio Selvarolo si deciderà mai a pubblicare la sua tesi di laurea in Scienze della Comunicazione dal titolo "La trasparenza opaca. Propaganda, informazione, opinione pubblica nelle guerre mediatiche". Ad ogni modo credo che questo tomo meriti una lettura attenta.
Trattasi di un’analisi del rapporto tra media, politica e opinione pubblica in periodo di guerra. Un’accurata disamina che parte dal conflitto bellico sostenuto dagli Usa in Vietnam negli anni ’60, fino a quello in Iraq, che ha portato alla caduta del regime di Saddam Hussein, passando per la prima Guerra del Golfo, per l’operazione di polizia internazionale effettuata dalla Nato in Kosovo nel 1999 e per la missione in Afghanistan denominata "Enduring Freedom".
Io l’ho appena terminato di leggere e credo che valga la pena dargli una occhiata.

SmeercHouse 26 Ottobre 2006

La tracklist della puntata numero 7 (Stagione 4):

Jorge Ben – Comanche
Racoon feat. Rose Max – Eh Luande (Mimosa Avantgarde Mix)
Rosalia De Souza – Fica Mal Com Deus
I Monster – Daydream In Blue
Freshly Ground – Doo Be Doo
Regina Spektor – Fidelity
Pharrell Williams – Take It Off (Dim The Lights)
Angie Stone – Wish I Didn’t Miss You
Nona Gaye & Prince – Love Sign
Da Brat – Funkdafied
Blackalicious – Alphabet Aerobics
Ghemon Scienz – Sig. Rossi
Mr. Phil feat. Kiave, Turi, Franco & Bat – Parli Di Me (Part. 2)
Franco Negrè feat. Turi – Machenesò
Ludacris feat. Shawnna – Stand Up
Ludacris feat. Pharrell – Money Maker
Puff Diddy & The Family – Bad Boy For Life
Busta Rhymes feat. Swizz Beatz – New York Shit
One-T feat. Cool-T – The Magic Key
Basement Jaxx – Hot ‘N’ Cold
Dimitri From Paris – This Is Your Life (Soul Source Production Mix)
Little Louie Vega feat. Jay Sinister Sealee & Julie McKnight – Diamond Life (Full Main Mix)
Blaze + Liam J. Nabb & Simone Fabbroni – Talkin’ About The Power (Club Phunk Mix)
Del Gado – Coffee Beats Vol.2
Antoine Clamaran – Decadance
Missy Elliott feat. Eve – 4 My People (Basement Jaxx Vocal Mix)

Fiat logo restyling

Fiat nuovo logoFiat logo bluFiat logo dinamico

Bravi! Andiamo avanti così. Continuiamo a cambiare i loghi.

Sound hints

- Il giro di chitarra del brano "One Drum" dei Copyright feat. Shovell assomiglia tremendamente a quello di "Jealousy" di Martin Solveig, così come la sua ritmica è molto simile a quella di "Sume Sigh Say" degli House Of Gypsies.
- Il brano "Dance!" di Goleo VI feat. Lumidee e Fatman Scoop abbina il ritornello di "I Wanna Dance With Somebody" di Whitney Houston alla base reggaeton già usata per "Move Your Body" di Nina Sky feat. Jabba, per "Pull Up" di Mr. Vegas e per "Culo" di Pitbull feat. Lil Jon (versione Funkymix).
- Il brano di Tania Monies "House Music 4 Ever ", nella versione remixata da Andrea T. Mendoza e Tibet Funk ricorda tantissimo "At Night (Kid Creme Remix)" degli Shakedown.
- Il brano dei Mad’House "Like A Prayer", cover dell’omonimo vecchio pezzo di Madonna, riprende la base della più nota canzone "We’ll Be In Trouble" dei Black Legend.
- Il brano "White Lines" dei Re-Touch feat. Dre Love è una cover in stile bossa di un noto pezzo di Grandmaster Flash & Melle Mel, anche eseguito dai Duran Duran, sempre negli anni ’80.
- Il brano "Stars Are Blind" di Paris Hilton ricorda tantissimo "Kingston Town" degli UB40, sia nell’aria che nella melodia e nel ritmo.
- Nel remix del brano "Touch It" di Busta Rhymes, Missy Elliott canta la stessa filastrocca del brano "Technologic" dei Daft Punk.
- Nel remix di Bob Sinclar del brano "It’s So" di Omar viene utilizzato un urletto identico a quello di "Viel Ou La" di Africanism.
- Per il brano "I Know Where It’s At" le All Saints campionarono l’intro della canzone "The Fez" degli Steely Dan.
- Sia il brano "It Takes Two" di Rob Base & Dj E-Z Rock che "I Wanna Rock" di Dj Jazzy Jeff & The Fresh Prince campionano suoni presi da "Think" di Lyn Collins.
- Nel brano "Planet Rock" Afrika Bambaata e i Soul Sonic Force hanno campionato "Trans Euro Express" dei Kratfwerk.
- Il brano "Put Your Drink Down" di Mr. V riprende parte del coretto dal brano "The Ha Dance" dei Masters At Work e l’aria del coro di "Y Tu Conga" di Gloria Estefan.
- Le prime note del brano "Satellites" dei September ricordano quelle di "Feel It" dei Tamperer feat. Maya.
- La parte della ritmica del brano "Pelè (remixed byBallistic Brothers )" è identica a quella di "Belo horizonti" dei The Heartists.
- Il brano "Babalawo" dei Pasta Boys, cantato da Wunmi, è stato utilizzato come sigla di chiusura per la seconda puntata della serie tv "Weeds" (stagione 1).

Crash – Contatto fisico

Crash - Contatto fisico

Crash – Contatto fisico
(Crash)

di Paul Haggis (Usa, 2004)
con
Don Cheadle, Ryan Phillippe, Matt Dillon,
Sandra Bullock, Christopher Brian Bridge (Ludacris),
Brendan Fraser, Thandie Newton, Jennifer Esposito,
William Fichtner, Jack McGee, Terrence Ashton Howard,
Larenz Tate, Dato Bakhtadze, Sean Cory, Keith Davi
d

L’anno scorso questo film ha vinto il premio Oscar come migliore pellicola. In assoluto. Forse è esagerato. Forse in giro c’era di meglio. Forse anche limitando il campo solo al panorama americano. Ma il punto non è questo.
Questo film mi ha ricordato molto "Magnolia" di Paul Thomas Anderson. Vuoi per l’intricata trama, vuoi per il brano ‘lenitivo’ – in stile Aimee Mann – che fa da colonna sonora alle ultime scene della pellicola, quelle riappacificatrici. Ma non è nemmeno questo il punto.
Si parla di razzismo, di pregiudizi, di discriminazioni, di ingiustizie. Se ne parla tanto. Troppo. A momenti quasi sgusta. Ma il punto è decisamente un altro.
Un premio se lo meritava proprio per come la trama è stata strutturata, per la maniera in cui chi ha scritto la storia, e chi l’ha sceneggiata, è riuscito ad incastrare le vicende dei diversi personaggi, intersencando ambienti, vite, situazioni, ideologie, necessità, virtù, rischi, passioni e dolori. E chi più ne ha, più ne metta. Dal punto però siamo ancora abbastanza lontani.
Potrei dire che ho apprezzato il modo in cui hanno recitato molti attori. Don Cheadle, ad esempio, è bravo. Se la cava anche se, ahimè, non sarà mai il mio attore preferito. Tra l’altro si è prodotto il film è si auto-attribuito uno dei ruoli principali. Abbastanza facile, no? 
Ludacris, il tizio rabbioso con una acconciatura simil-dreadlock, non è così male ma con il suo compare di furfanterie, in certi momenti sembra che stia facendo una parodia del giovane afroamericano del ghetto. E se questo film, come intenti, avesse voluto sfatare certi luoghi comuni, un errorino del genere non avrebbe dovuto nemmeno sfiorarlo. 
Jennifer Esposito è brava. Diciamo bravina. Ma in ogni primo piano, in ogni inquadratura – per non parlare poi della scena di nudo a letto – tira fuori un sex appeal enorme – ma mai eccessivo – così intenso che potrebbe quasi venderlo ad una qualsiasi delle attrici-sciacquette di Hollywood. E, credetemi, Jennifer Lopez potrebbe benissimo essere la prima di questa lunga lista. Tra ispano-americane la battaglia è dura, in questi termini.
Buona la scelta di prendere Ryan Phillippe per il ruolo del giovane agente mite, tenero, portatore di valori positivi. Valori tanto buoni che quasi ci credi.
Azzeccata anche la parte del Procuratore capo pirlotto, affidata a Brendan Fraser. C’ha una faccia stupida questo attore che meglio non si poteva scegliere.
Un tempo il nome in cartellone di Sandra Bullock avrebbe dato un certo rilievo al film. Oggi no. Qui l’attrice si trova in secondo piano. Scene di second’ordine, come la sua recitazione. Una fortuna che non sia protagonista. Il punto non è questo. No. Decisamente.
Il punto è che questo film mi è piaciuto.

Il sito ufficiale del film.
La scheda di
Cinematografo.it, quella di Film.tv.it, quella di FilmUp Leonardo e quella di MyMovies.it.