Inside Man

Inside Man

di Spike Lee (Usa, 2006)
con
Denzel Washington, Clive Owen, Jodie Foster,
Willem Dafoe, Christopher Plummer, Peter Kybart
 
  

Bel film. Il tema della rapina in banca non è originalissimo eppure la storia che ci racconta Spike Lee qualcosa di nuovo ce l’ha. Un ex galeotto un po’ presuntuosetto è convito di riuscire a fare il colpo del secolo in una megabanca nel centro di New York e di passarla liscia, di uscirne pulito. Peccato poi che come negoziatore si trovi di fronte uno scaltro detective.
Per quanto riguarda la recitazione posso dire che i tre protagonisti se la cavano molto bene.
Jodie Foster recita la parte di Madeline White, una faccendiera senza scrupoli. Nella sua prima scena la vediamo fare affari nientemeno che con uno dei tanti nipoti di Osama Bin Laden. E sappiamo quanto questo possa sembrare inopportuno ad un pubblico di americani ‘medi’. Jodie Foster è una bella donna. Ok. Ma mai come in questa pellicola fa di tutto per apparire figa. Ovviamente il costumista e il truccatore ci hanno messo tanto del loro talento. Capelli biondissimi, lunghi, lisci, raccolti in una coda di cavallo, make up perfetto, occhi luccicanti, scarpa con tacco alto, tailleurini da migliaia di dollari, ecc. In altre parole eleganza e stile da vendere.
Di Denzel Washington (il detective Keith Frazier) mi è piaciuto il suo sapersi predere un po’ in giro. In questo film non lo si vede recitare l’uomo tutto d’un pezzo, come invece fa di solito. E’ il personaggio portatore dei valori positivi. Ma non del tutto. La sua faccia ispira una certa simpatia. Più che mai. In alcune scene lo si vede opportunista, piacione, gigione. Su tutti valga l’esempio delle sue telefonatine erotiche alla moglie – anch’essa agente di polizia – durante le quali definisce il suo apparato riproduttivo "Big Willie e i due gemelli".
Clive Owen è il rapinatore capo, il macho di turno. Il bello ma duro. Una faccia fin troppo seria, caratterizzata da lineamenti aspri. Il cattivone dal cuore tenero che si indigna di fronte ad un ragazzino che gioca con videogame violentissimi e che sembra sapere già tutto della vita. Se ha recitato alla grande non saprei dirlo con certezza. In gran parte del film lo si vede girare nel buio di una banca deserta, vestito con una tuta scura, gli occhiali da sole sugli occhi ed un fazzolettone bianco a coprirgli naso e bocca.
Peccato per Willem Dafoe, costretto in un ruolo secondario – capo della squadra operativa incursioni anti-rapina della polizia di New York (NYPD). E’ un po’ sacrificato, diciamo.
Christopher Plummer invece è magistrale. Interpreta  il presidente di una prestigiosissima banca di Manhattan, un uomo anziano, un signore sulla settantina, tanto distinto quanto laido. Io un premio gliel’avrei dato per questa parte, foss’anche solo per la scena in cui arriva trafelato e tremolante nel camper in cui i poliziotti discutono di un piano per stanare i rapinatori. Lì lo si vede imbarazzato, nervoso, alla ricerca disperata di dissimulare il panico che prova all’idea che qualcuno stia mettendo le mani su qualcosa che per lui ha un immenso valore. 
Mi è piaciuto molto anche il personaggio interpretato da Peter Kybart, il sindaco senza scrupoli che si fa manipolare a piacimento, e senza colpo ferire, dalla signora White.
Donne sexy della pellicola: Florina Pectu (la moglie albanese di un operaio) e Samantha Ivers.
Peccato per la colonna sonora. Come dice il mio amico Flavio (a.k.a Zap) la musica è troppo magniloquente. Sottoscrivo in pieno. Molti dei pezzi sembrano fuori luogo, non adatti a quelle determinate scene. Serviva qualcosa di più "street" – e da Spike lee, tra l’altro, te lo saresti anche aspettato. Magari un po’ di black, dell’r’n’b. Anche dell’hip-hop al limite. In diverse scene d’azione io ci avrei messo anche qualche pezzo di elettronica con ritmo incalzante.

La scheda di Internet Movie DataBase, quella di Cinematografo.it e quella di FilmUp Leonardo.