Toy story

Toy story

di John Lasseter (Usa, 1995)

Di questa saga avevo visto solo il secondo episodio (Woody e Buzz alla riscossa) al cinema all’aperto, qualche anno fa. Il primo lungometraggio, nonchè primo successo, della Pixar mi mancava. Mea culpa. Era necessario rimediare a questa pecca. Qualche giorno fa l’ho fatto. Durante un lauto pranzo domenicale col mio piccolo nipote (piccolo, si fa per dire) ho messo su questo DivX, ripeto DivX, e me lo sono gustato sino all’ultimo fotogramma.
Questo primo episodio è forse è anche meglio del secondo. Più spontaneo, più semplice, ma non per questo meno curato sotto l’aspetto tecnico. Con questa pellicola per la prima volta si è vista al cinema un’animazione 3D da far strabuzzare gli occhi. Bella idea quella di raccontare una storia dal punto di vista dei giocattoli, anche se non completamente originale, visto che anni fa Gianni Rodari si era già cimentato con successo sul tema, scrivendo "La freccia azzurra".
Trama semplice, diretta ed originale allo stesso tempo. Un cowboy giocattolo, Woody, il migliore compagno di giochi di un bambino – Andy -inizia a soffrire di gelosia al momento dell’arrivo di un altro pupazzo, il modernissimo e tecnologico Buzz Lightyear. L’invidia ed il rancore porteranno i pupazzi a vivere insieme diverse disavventure come quella di perdersi per la città, o ritrovarsi in casa di un ragazzino tortutatore di giocattoli. Le comuni sfortune saranno causa della nascita di una grande amicizia. Dunque invidia, affetto, gelosie, competizione, spirito di gruppo, cultura dell’eroe e dell’immagine, temi non nuovi ma trrattati qui in maniera sicuramente nuova e atipica. Delizioso anche il modo in cui si fa satira sulla figura del soldato modello, prendendo lo stesso co-potragonista Buzz a prototipo del giovane bello, eroico, tutta forza e niente cervello.
Il tema della colonna sonora italiana è cantato da Riccardo Cocciante mentre la voce italiana di Woody è quella di Fabrizio Frizzi.
Pellicola buona, anzi ottima, per tutti i target, dai nipoti ai nonni – zii compresi. Non ci si scompiscia dalle risate ma si sorride molto e volentieri. E’ proprio quell’ironia non paternalistica, non blanda, non becera – che invece spesso si trova in questo tipo di film per bambini – a rendere molto gradevole Toy Story. Quasi quasi mi rivedo anche il secondo episodio.  
Pixar uber alles. Speriamo che il completo assorbimento nelle maglie aziendali della Disney non snaturi questa società dalla grande verve creativa.

La scheda di Cinematografo.it, quella di FilmUp Leonardo e quella di Film.tv.it.
Il sito ufficiale della Pixar.