Chicken Little

Chicken Little

di Mark Dindal (Usa, 2005)

Film d’animazione per piccoli e grandi. Oddio, più per piccoli che per grandi. Gli adulti forse si annoiano un po’ a guardarlo.
Questo cartone è il primo in 3D prodotto interamente dalla Disney (distribuzione, ovviamente, Buena Vista Pictures). Il sodalizio con la Pixar si è ormai rotto da mesi. L’ultimo film in co-produzione è "Cars", pellcola che da noi, qui in Italia, arriverà il prossimo Agosto. Pare.
Dunque andiamo con ordine. Dal punto di vista tecnico, l’animazione 3D, secondo il mio modesto parere di non-esperto, non è male e non fa rimpiangere la buona vecchia Pixar. Checchè se ne dica in Rete. Sul risultato grafico di questo film ho letto diversi commenti negativi, sicuramente provenienti da parte dei Pixar-entusiasti… ma si sa: i fanatici ragionano così.
Per quanto riguarda la trama bisogna dire che lascia molto a desiderare. Sono tutte tematiche fritte e rifritte. Niente di nuovo. Tutto già visto e sentito. Chicken Little è un piccolo pulcino occhialuto, un po’ sognatore, un po’ sfigato, zimbello di gran parte della sua classe – ti credo, se ne vai in giro con quei pantaloncini marroncino da ritardato! Come se le sfortune non bastassero è anche orfano, da piccolo ha perso la madre, e i suoi rapporti con il padre – te pareva! – non sono dei più idilliaci. Tra i due non esiste una grande comunicazione, anche e soprattutto perché il padre ha capito che suo figlio è un buono a nulla – un perdente, direbbero in USA. Ad ogni modo, Chicken Little, anche grazie al sostegno del suo gruppo di amici/coetanei/compagni di scuola, riesce ad avere i suoi 15 minuti di notorietà: aiuta la squadra di baseball del paesino a vincere il campionato realizzando un homerun nell’ultimo minuto dell’ultima partita. Anche questo già visto e sentito. Fatto questo, diventa il beniamino della cittadina ma il momento di successo dura pochissimo perchè il nostro, per la seconda volta, mette in allarme l’intero villaggio. Crede di aver visto cadere un pezzo di cielo. Nessuno gli crede, ovviamente. La prima volta si scopre che in realtà si era trattato di una ghianda caduta dall’albero. La seconda volta, proprio come nella storiella di Pierino e il lupo, nessuno gli crede. Ciliegina sulla torta della banalità: Chichen little con la sua intelligenza ed il suo coraggio riuscirà a salvare il mondo dall’attacco alieno.
Come tradizione Disney vuole, anche in questo cartone la musica ha una grande importanza. La cosa buona, questa volta che lo svolgimento narrativo viene interrotto una sola volta. C’è solo un momento in cui tutto si ferma per lasciare che i personaggi sottolineino gli accadimenti cantando un brano. Gli altri pezzi musicali sono sapientemente inseriti nel tessuto del racconto e non hanno nemmeno dovuto subire la tortura della traduzione. Come si sarebbe potuto tradurre classici come "I will survive" o "Ain’t no mountain high enough"?!?
Il più simpatico tra tutti i personaggi, secondo me, è il piccolo alieno a pelo lungo – rosso – con tre occhi. Secondo classificato "pesce fuor d’acqua".
Nota di demerito per le scelte dei nomi italiani dei personaggi. Troppo banali anche questi. Eccezion fatta per il progagonista, a cui fortunatamente è stato lasciato il nome originale (in italia sarebbe dovuto diventare ‘Nino Pulcino’), fanno veramente pena le scelte di: "Brutta anatroccola" per l’oca dentona amimca del polletto, "Pesce fuor d’acqua" per il pesce con la testa nel casco del palombaro, "Tino Cotechino" per il maialino extra-grasso, "Rino Tacchino" per il sindaco del paesino.
Nota di colore: il sindaco in Italia è stato doppiato da Walter veltroni, attuale sindaco di Roma.
Nota a margine. Con tutta la stima e la simpatia che nutro per Albertino mi chiedo: c’era davvero bisogno di assoldarlo e pagargli un lauto compenso per fargli doppiare il riccio con gli occhiali da sole? Questo è un personaggio completamente non funzionale allo svolgimento del film. Dice solo due battute. Due semplici "Wow!". Se quelle due esclamazioni le avesse detto il mio vicino di casa non avrebbe fatto la benchè minima differenza. Ma noi, si sa, siamo pagani. Magari questa è tutta una strategia di marketing e noi ne siamo all’oscuro. Vedremo se il botteghino ripagherà anche in Italia gli ingenti investimenti economici che la Disney ha fatto per la realizzazione di questo lungometraggio animato. In Usa sta riscuotendo grandi incassi. Da noi, nella prima settimana, è arrivato solo terzo in classifica.

La scheda di Cinematografo.it e quella di FilmUp Leonardo.
Il sito
ufficiale italiano del film e quello americano.