gli antonioenicola

Fai una festa. ‘Fai’ nel senso di la organizzi. Ma non lo fai da solo. Con te ci sono almeno due compari. Almeno due. Quei due che, come te, agiscono da comprimari nell’allestimento del passa-parola. Poi la vivi, quella festa, e quasi te ne dimentichi. Uno dei pochissimi lettori del tuo blog, poi, uno dei più affezionati ti chiede di scriverci un post. Tu lì per lì non ne hai voglia. Nei giorni seguenti ti eri proposto di farlo, ma la voglia è andata via via affievolendosi… e come scusa hai portato gli impegni, il lavoro, gli altri argomenti più impellenti.
Passa un mese – circa. Il tuo inquilino ti dà il file del piccolo film (del filmino) che ha girato durante la festa. Guardi quella digitalizzazione della serata e ti ritornano in mente i momenti. La pista che ti è sembrata quasi sempre vuota, la marea di gente stipata davanti al bancone del bar, i mille gruppetti che chiacchieravano fuori dal locale sorseggiando un drink appena preso allo stesso bar. Pensi a come deve essere stata affolata la pista nel momento in cui eri tu al mixer, quando hai messo quei classici pezzi house. Quei classiconi. Intramontabili. Tracce come ‘Professional Widow’ di Tori Amos remixato da Armand Van Helden, quello stesso brano durante il quale, nel filmato, ti si vede urlare, ti si vede muovere la capoccia a tempo, mentre il compare accanto muove freneticamente il braccio destro al ritmo del rullante. Ripensi a quando quel tizio che ballava – diciamo così – ti ha fatto notare che mentri cambi i dischi dovresti alzare un po’ più la testa… partecipare attivamente all’euforia della pista. Non è stato quella sera. E’ stato diversi mesi prima ma il discorso non cambia. Il problema – se di problema si tratta – è che sei troppo concentrato sui passaggi, sulla scelta dei brani, sul tentativo di fare le cose con precisione – sul tentativo – da non accorgerti che magari la gente si sta divertendo davvero… che magari hanno apprezzato la scelta del brano successivo. E poi, diciamo la verità, tu godi per quel mixaggio riuscito abbastanza decentemete mantre gli altri urlano e ballano. Motivi diversi ma il risulato è lo stesso ed è contemporaneo.
Rivedi quell’attorucolo lì che si mette odiosamente in mostra davanti alla camera decantando i versi dell’Odissea (?) o delle poesie del Leopardi. E pensi che per fortuna quella sera non ti sei accorto di questa sbruffonaggine. Rivedi il sudore sulla tua fronte. e tuoi gesti concitati per detergerlo  – col polsino verde Puma. Rivedi le ragazze che ballavano… e ti accorgi che qualcuna carina c’era… non erano poi tutte dei cessi! Ti rivedi mentre balli goffamente. Rivedi le facce pallide dei tuoi compagni di feste, ripresi dall’inclemente occhio della videocamera con l’effetto Sony ‘Nightshot plus’. Un’altra attricetta (nel senso buono del termine) accenna ad una parodia di ‘Blair witch project’. Rivedi il piano su cui era poggiato il tuo Gemini PMX 500, rivedi le sue lucette, il mouse smanacciato nervosamente, rivedi lo schermo del tuo notebook, la schermata azzurra di Traktor, la pseudo-lava-lamp, le luci oblò sul muro, la volta a cupola che nel filmato rende il locale ancora più claustrofobico. Rivedi la gente che balla e sembra divertirsi. Rivedi quel tuo amico che bambocciamente succhia una cannuccia per tutta la serata. Rivedi quell’altro che si esalta su ‘This Fire’ dei !!!, quello che illumina stroboscopicamente la pista con il flash vintage staccato dalla sua macchina fotografica analogica. Rivedi quelle sorelle meridionali mai dome, che cioè non smettono mai di ballare. Rivedi le vicine di casa, che partecipano per la prima volta ad una festa organizzata ‘da noi’. Rivedi gente che rivedi solo ad altre feste – di laurea e non. Senti le urla di chi sculetta. Senti le tua urla. Ti senti cantare a squarciagola il ritornello di "Weekend" di Michael Gray, lo stesso brano che il tuo collega/compare non riusciva a trovare nell’archivio digitale e che tu gli hai suggerito dove cercarlo.
A filmato terminato, riapri la cartella di foto che hai scattato durante quella serata. I ricordi ri-acquistano colore e scrivi questo post. Un po’ perchè lo senti come un dovere verso chi te l’ha chiesto… ‘ché questo blog di contenuti bisognerà pure un po’ riempirlo. Un po’ perchè ti piace. Ti piace ricordare. Nostalgia, nostalgia canaglia.

P.S. La catena nella foto è puramente casuale perciò priva di ogni valore simbolico.