The dreamers

The dreamers
(I sognatori)

di Bernardo Bertolucci (Italia, Francia, Gran Bretagna 2003)
con
Louis Garrel, Eva Green, Michael Pitt,
Robin Renucci, Anna Chancellor

Di questo film, quando è uscito, ho sentito parlar bene e male. C’era chi ne tesseva le lodi, ne diceva un gran bene, lo reputava un capolavoro. E c’era anche chi diceva che, come al solito, Bertolucci è sopravvalutato. Io, da ignavo quale sono, mi situo nel mezzo dei due pareri. Si, beh, anche secondo me Bertolucci è un po’ sopravvalutato. E’ bravo stilisticamente, quello si, ma non è un genio, né un maestro. Quest’ultimo appellativo, poi, lo odio un po’ perchè agli artisti di una certa età viene appioppato con estrema facilità, dimenticandosi magari (volutamente) tutte le vaccate che questo possa aver fatto durante tutta la sua carriera. Ovviamente qui non mi riferisco a Bertolucci ma alla moda di abusare di termini elogiativi.
Ad ogni modo "The dreamers" è davvero unbel film. A me è piaciuto. Soprattutto per le citazioni cinematografiche. Non sono un appasionato del cinema degli esordi, non me ne intendo, ma devo ammettere che è davvero gradevole il modo in cui il regista inserisce le scene dei film in bianco e nero, miscelandoli sapientemente con la parodia (o il tentativo di imitazione) che ne fannno i protagonisti.
Bella anche la storia: un giovane americano, appassionato di cinema, fa una vacanza studio a Parigi durante gli anni della contestazione studentesca. E’ il 1968 frequenta assiduamente la Cineteca Nazionale dove vengono proiettati film di ogni genere ed epoca. Durante una delle prime contestazioni conosce due parigini (un fratello ed una sorella, incredibilmente legati tra loro) e diventa subito loro amico. I due fratelli francesi invitano a casa il giovane americano e con lui trascorrono dei giorni indimenticabili, approfittando della assenza dei loro genitori. Passeranno intere giornate a parlare di cinema, di politica, di sesso, di amore, di tutto. Parigi, la Francia, il Mondo fuori dalle loro finestre impazza ma i tre si chiudono fisicamente tra le mure domestiche ed in un mondo tutto loro, dal punto di vista psicologico affettivo. Usciranno di casa solo quando la popolazione giovanile parigina insorgerà. Ed è proprio qui che il film si conclude, con un finale bellissimo che mette in primo piano la dicotomia eterna dei rivoluzionari: cambiare il mondo con la lotta violenta o con la resistenza passiva e non-violenta.
Bravissimi i tre protagonisti. Michael Pitt ha proprio la faccia del giovane americano ‘bambascione’. Aggiungetevi anche la voce da stupidotto che solitamente doppia in Italia Leonardo di Caprio ed il gioco sarà fatto. Un perfetto ‘baluba’ made in U.S.A. Louis Garrel ha un volto molto espressivo. E’ il riflessivo del trio e le sue occhiatacce, i suoi musi lunghi o le accigliate sono tagliate per il personaggio che interpreta. Eva Green è bellissima. Supersexy e dolce allo stesso tempo nelle scene di sesso, acerba, frivola e molto spontanea in tutto il resto del film. Voto 9.
Molto buona scelta degli attori e soprattutto della colonna sonora. A partire dal brano che si snoda sinuoso sotto i titoli di testa, sino alle bellissime ballate di Lou Reed e dei Doors. Il sentimento di protesta giovanile dell’epoca si assapora anche attraverso il suono che accompagna le scene.

La scheda di Cinematografo.it e quella di Leonardo FilmUp.