In India arriva il cellulare da 20 dollari
Un chip della Texas Instruments ha permesso di ridurre all’osso i costi di produzione dell’apparecchio
(Nicola Bruno – www.itnews.it – 10/08/05)

L’India è pronta per cellulari extra-economici. Dalla fine di quest’anno nei negozi del popoloso paese asiatico sarà possibile acquistare telefonini per 20 dollari circa.
A permettere un costo così irrisorio è un chip ideato dalla Texas Instruments che riesce ad combinare memoria, capacità logiche e di calcolo, gestione delle risorse energetiche, una radio e processi di rete. Il substrato tecnologico di tale miracolo di integrazione sarebbe il sistema di produzione a 90 nanometri denominato CMOS (complementary metal oxide semiconductor), completamente sviluppato nei laboratori indiani della Texas Instruments, che proprio in questi mesi compiono ben 20 anni. L’azienda texana, infatti, è stata una delle prime a credere ed investire nelle possibilità di sviluppo di quelli che una volta venivano chiamati paesi del terzo mondo.
Mercati quali India, Cina, Sud America ed Europa dell’Est, sono infatti un target ‘goloso’ per molti, soprattutto per i produttori di processori e di apparecchi cosiddetti ‘handset’ (cellulari, palmari, ecc.) Nella sola India, ad esempio, ci si aspetta una crescita vertiginosa delle diffusione di telefonini; le stime parlano di 100 milioni di apparecchi nei prossimi due anni – adesso se ne possono già contare 58.
Grazie alla sua estrema capacità di integrare diverse funzioni, l’innovativo chip è in grado di ridurre il fabbisogno energetico degli apparecchi, così come lo spazio necessario per l’installazione di elementi e la cosiddetta ‘silicon area’ ad alta densità di silicio. Tutto ciò dovrebbe essere di grande aiuto per i produttori di cellulari poiché permetterebbe loro di ridurre i costi di produzione al lumicino, soprattutto per i modelli GSM-GPRS ‘entry-level’, ossia per quei telefoni che supportano le sole funzioni essenziali.
Rivolgendosi all’associazione indiana di operatori di telefonia cellulare, Tom Engibus, alto dirigente della Texas Instruments, ha dichiarato che il nuovo chip farà risparmiare ai venditori di device il 30% di materiale. Si prospetterebbe dunque sul serio la possibilità di poter vendere telefonini a costi che si aggirano intorno ai 20 dollari.
Le ricerche dei produttori di alta tecnologia si focalizzano sull’abbassamento dei costi nella produzione di hardware perché pare che, sui mercati emergenti, questa sia una delle principali barriere alla penetrazione degli apparecchi. In India, ad esempio, sebbene, le chiamate siano tra le meno care del mondo, i costi fissi, la tassazione e la mancanza di apparecchi davvero economici, sembrano essere i problemi chiave per una reale diffusione di massa della telefonia cellulare.
La Texas Instruments sembra essere arrivata per prima alla soluzione di un problema su cui sono in molti ad arrovellarsi. All’inizio del 2005 ha iniziato a fornire questo stesso chip alla Nokia; già entro la fine di quest’anno sul mercato indiano arriveranno i primi apparecchi super economici. Anche la Qualcomm, però, pare stia tentando di arrivare ad un simile approdo: allo studio chip per cellulari CDMA (code division multiple access) che riescano – anch’essi – a costare pochissimo pur combinando varie funzioni.