Stardust memories

Stardust memories

di Woody Allen (1980, Usa)

con Wood Allen, Charlotte Rampling

Film completamente girato in bianco e nero. Jazz a profusione in sottofondo per tutta la durata della colonna sonora. Ancora una volta Allen girà un film incredibilmente autobiografico: i problemi con le donne, le mille relazioni, i problemi nella produzione dei film, i rapporti con le attrici, le paranoie, la psicanalisi, la paura dell’antisemitismo, ecc. Su tutto si posa un’amara quanto grande dose di ironia. La costruzione del film sembra vaga e sconclusionata ma qualche briciolo di trama sembra rintracciabile. Il finale è un po’ sentimentale ma forse la sua pochezza è compensata da un pre-finale decisamente onirico-delirante. Il protagonista, a causa dell’eccessivo stress, immagina di essere assassinato da un suo fan (come John Lennon), sviene e viene portato in ospedale. Qui sogna di essere morto. In questo modo, sulle prime, Allen convince lo spettatore che il protagonista sia morto sul serio.

Charlotte Rampling interpreta una delle partner di Allen. Qui appare molto affascinante. I suoi occhi blu ammaliano anche se il film è girato in bianco e nero. La sua eccessiva magrezza la rende perfetta per il ruolo dell’attrice schiava e maniaca delle diete.

Alcune battute tratte dal film:

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Un fan (signore anziano con baffetti):  Posso parlarle di un’idea che ho avuto io per un film?

Allen:  Oh, non è questo il momento…

Fan: Lo avrebbe un momentino?

Allen: oh no… oh, la prego..

Fan: Un film comico basato su quel caso suicidio di massa nella Guyana

Allen: …ah bello!

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Allen: Sai niente dei nostri genitori? Come stanno?

Sorella: Ah, sai stanno a Miami. Papà va per gli ottanta…

Allen: Incredibile… incredibile…

Sorella: Mamma sta bene, sai, è cieca da un occhio e sorda da un orecchio…

Allen: Spero dallo stesso lato perchè è importante… E’ direzionale: se uno la chiama e lei si volta…

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Cognato: Ho avuto due infarti prima di fare la cyclette.

Allen: …e da allora?

Cognato: Altri due.

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Un fan occhialuto: Sandy!… Sandy, qui è come in una delle tue satire… è come se noi tutti fossimo personaggi di un film proiettato nella saletta privata di Dio.

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Allen: La città è assediata. C’è Reagan in visita o qualche altra star dello spettacolo?

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Collaboratore 1: Sandy, noi dobbiamo parlare del film…

Allen: Che cosa vuoi che ti dica? Io non voglio più fare film comici. Loro non mi possono costringere. Io, ecco, non mi sento più comico. Io mi sto guardando intorno e non vedo altro che umane sofferenze.

Collaboratore 2: … le umane sofferenze non fanno vendere biglietti a Kansas City…

Collaboratrice 3: … vogliono ridere in provincia, hanno lavorato tutto il giorno nei campi…

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