Primo amore

Primo amore
di Matteo Garrone (Italia, 2004)
con Vitaliano Trevisan, Michela Cescon

Dopo quel capolavoro angosciante che è stato “L’imbalsamatore”, Matteo Garrone sforna un’altra piccola perla di film. Se nello stesso anno non fosse stato prodotto “Le conseguenze dell’amore”, questa sarebbe per me la miglior pellicola italiana del 2004.
Ma cosa c’è di buono in “Primo amore”? Di sicuro non il titolo, che secondo me risulta banalissimo e così vago da spiazzare completamente lo spettatore. La maestria di Garrone la ritroviamo semmai nella scelta della storia (basata sulla vera vita di Marco Mariolini, anche noto come “Il collezionista di anoressiche”) e nella sceneggiatura, realizzata a sei mani, in collaborazione con lo stesso Vitaliano Trevisan (che nel film interpreta il protagonista) e con Massimo Gaudioso.
La cura dei particolari è quasi maniacale, come è anche maniacale il rapporto tra i due protagonisti del film. L’atmosfera che si respira nella pellicola è cupa, rarefatta, sempre sull’orlo del “qualcosa sta per accadere”. Mistero e suspence nel rapporto tra un uomo frustrato, con seri e gravi problemi psichici, e una donna che controvoglia accetta di dimagrire, pur di piacere al suo uomo.
La storia è ambientata in veneto ma sarebbe potuta davvero accadere in qualsiasi parte del mondo; proprio per questo ritengo che questo debba essere il cinema italiano di qualità da esportare fuori dai confini nazionali.
Le interpretazioni sono da premiare. Ottima recitazione per tutti gli attori, comprimari inclusi. I due protagonisti sono davvero eccellenti. Michela Cescon ha difatti vinto il Globo d’oro come “Attrice rivelazione”.
Molti hanno apprezzato la colonna sonora a cura della Banda Osiris, che si è aggiudicata un Orso d’argento, un David di Donatello, un Globo d’oro e un Nastro d’argento.

La scheda di Cinematografo.it e quella di FilmUp Leonardo.

Pubblicato da Smeerch

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3 commenti

  1. Il film sembra interessante, ma credi davvero che il cinema italiano debba produrre storie che possono accadere in qualsiasi parte del mondo per esportarle? Fellini raccontava l’italia nel suo crudo realismo e non aveva problemi di esportabilità. Le pellicole di qualità, quelle che lasciano un segno nell’animo e non riempiono solo un paio d’ore di una noiosa giornata, non hanno bisogno della globalizzazione cinematografica per girare il mondo. sav

  2. Felli-chi? :D

    Guarda che quello del ‘Federico nazionale’ non mi sembra fosse proprio un realismo… erano più i racconti onirici di un sognatore inguaribilie… ad ogni modo non sono la persona migliore nel giudicare la produzione felliniana (non ho mai visto un film di Fellini)… :D

    Io credo comunque che il cinema italiano meriti ma finchè rimmarrà provinciale sarà difficile che possa avere un qualche tipo di successo all’estero… pensa ai Muccino (senior e junior)… forse Salvatores ha qualche chance in più (tra l’altro ha anche già vinto degli Oscar per ‘Mediterraneo’).

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