P2P: Microsoft sviluppa un nuovo BitTorrent
Avalanche, la nuova tecnologia di Redmond, migliora il download a pacchetti
(Nicola Bruno – www.itnews.it
– 22/06/05)

Chi ha detto i colossi dell’informatica odiano il peer to peer? Microsoft pare non essere dello stesso avviso, visto che ha sviluppato un nuovo protocollo che assolve proprio a questa funzione.
Il nuovo sistema, che prende il nome di ‘Avalanche’ (traduci ‘valanga’), è stato sviluppato da alcuni ricercatori del laboratorio Microsoft di Cambridge e sembra poggiare le basi sull’idea di fondo di BitTorrent. Un peer to peer diffuso, e quindi non centralizzato, appositamente congeniato in modo da ridurre al minimo i colli di bottiglia nel trasferimento file e aumentare conseguentemente la velocità del download.
Oggi i network p2p tipo BitTorrent per la condivisione dei file usano lo ‘swarming’, ossia una tecnica attraverso la quale un utente cerca di scaricare simultaneamente i vari pezzi di un file da diversi nodi della Rete. Il problema di fondo di questo sistema è che, con l’aumentare degli utenti che richiedono il file in questione, per i server diventa sempre più difficile organizzare il traffico dei differenti blocchi verso i nodi.
Adesso Microsoft promette che il suo ‘Avalanche’ rende le cose più semplici; pare che i principali problemi che assillano BitTorrent possano essere facilmente superati dal ‘network coding’. Questo sistema sviluppato da Pablo Rodriguez e Christos Gkantsidis (da Cambridge), in collaborazione con Phil Chou e Kamal Jain (da Redmond), funziona in modo diverso: anziché distribuire i blocchi del file, i pari (gli utenti) producono combinazioni lineari degli stessi blocchi che già possiedono. Tali combinazioni vengono distribuite insieme a delle etichette (denominate ‘tag’) che descrivono i parametri della combinazione. Inoltre ogni utente ha la possibilità generare nuove combinazioni da quelle che già sono in suo possesso. Alla fine del processo, ossia quando l’utente riesce a scaricare un numero sufficiente di combinazioni, ‘Avalanche’ decodifica e ricostruisce il file originario.
Questa tecnica assicura che ogni singolo pezzo inviato da un utente possa essere utile ad ogni altro utente. Per cui i pari non hanno più bisogno di andare alla ricerca di uno specifico pezzo nell’intero sconfinato sistema-rete per completare il file di cui hanno bisogno perché con il ‘network coding’ – assicurano – ogni singolo pezzo codificato sarà sufficiente. In altre parole questa sarebbe l’apoteosi della filosofia ‘da pari a pari’.
All’indirizzo http://research.microsoft.com/~pablo/avalanche.htm è possibile trovare anche una presentazione Power Point ed un file in formato Pdf che spiegano con maggiore precisione le specifiche della tecnologia messa a punto dai ricercatori Microsoft.
Troppo complesso, troppo tecnico? Niente paura. Più facile a farsi che a dirsi. Basti sapere che il superamento dei tipici problemi legati al trasferimento delle informazioni a blocchi significa un miglioramento nella scalabilità, nelle prestazioni (vedi tempi di download di gran lunga ridotti anche in presenza di tanti utenti) e una maggiore sicurezza nei trasferimenti.
Attenzione però: nessuno si senti ora legittimato a scaricare dalla Rete materiale illegale protetto da copyright. Microsoft se ne lava le mani, anzi fa di più: nei documenti di presentazione scrive, sottolinea e ribadisce che «questa tecnologia dovrebbe essere usata per distribuire contenuti legittimi».
Nessuno dunque insinui che Microsoft voglia in qualche modo dare man forte alla condivisione di materiale illegale tra utenti paritari. O forse è legittimo farsi venire qualche dubbio? Che vantaggi trarrebbe il gigante di Redmond da un aumento della circolazione illecita di file?