
Quo vadis, baby?
di Gabriele Salvatores (Italia, 2005)
con Angela Baraldi, Gigio Alberti,
Andrea Renzi, Claudia Zanella, Bebo Storti
Luigi Maria Burruano, Elio Germano
Quest’ultimo film di Salvatores è tratto dal romanzo omonimo di Grazia Varesani, pubblicato dalla casa editrice "Colorado Noir", ossia dal primo libro edito dallo stesso gruppo (Colorado film) di proprietà di Salvatores, Maurizio Totti e Diego Abbatantuono.
La protagonista della storia è Giorgia (Angela Baraldi), un’investigatrice privata che riceve delle VHS registrate da sua sorella Ada (Claudia Zanella) 16 anni prima, durante il soggiorno a Roma, nei giorni precedenti al suo suicidio. A spedirgliele è un intimo amico di Ada su cui però il film non approfondisce. Così come non si indaga a fondo sulla figura del fidanzato di Ada che, dopo essere stato convocato da Giorgia per una visione delle VHS, litiga con la stessa e sparisce nel nulla. Molte ombre anche per il personaggio del padre-padrone, interpretato alla grande dal sicilianissimo Luigi Maria Burruano. Un uomo rude, violento, straziato dall’alcol, titolare dell’agenzia di investigazione, un ex poliziotto che tutti chiamano Capitano (persino le sue stesse figlie). A dare una mano nelle indagini di Giorgia c’è Lucio (Elio Germano), un ragazzo che alla fine si scopre essere omosessuale solo per dare allo spettatore l’idea che la protagonista sia così concentrata su se stessa da non rendersi conto di un’aspetto di tale rilievo nel suo migliore amico. A me comunque questa è sembrata una strizzatina d’occhio molto politically correct. Ormai qui in Italia, un film non è film se non ci piazzi un bel personaggio omo!
Tornando alla trama: Giorgia passa le giornate completamente staccata dal mondo in cui vive. La notte torna a casa e ci si rinchiude a guardare le VHS di sua sorella, cercando di capire se si è trattato di vero suicidio o di omicidio. Per fugare questi dubbi chiede aiuto ad un suo amico commissario (Andrea Renzi) che intanto sta indagando su di un caso di omicidio a sfondo passionale – un tale (Bebo Storti) avrebbe ucciso sua moglie perchè questa lo tradiva con molti altri uomini.
Il film vale. E’ gradevole. Salvatores non ne sbaglia uno. Però… ci sono diversi però che comunque non riguardano la regia.
E’ la storia a non essere da 10. Ha delle premesse interessanti ed originali che ben presto sfociano nel banale. Un noir che sa di già visto. Come a dire, insomma, che gli intrecci sono ordinati in modo da dare subito l’idea di dove vogliano andare a parare. Non anticipo tutto per non togliere il gusto ma si sappia che, prima ancora che finisca il primo tempo, della storia si è già capito tutto: cosa, chi come, perché, per colpa di chi, ecc. Zero sorprese o colpi di scena.
Sulla regia, dunque, nulla da eccepire se non che la telecamera spesso si fissa sul dettaglio implicando il fatto che il centro della scena inizia a svolgersi in secondo piano. Una scelta stilistica che però si ripete un po’ troppo spesso per i miei gusti.
A molti è piaciuta la colonna sonora a cura di Ezio Bosso. A me è piaciuto particolarmente il ripescaggio del brano "Ragazzo di strada" dei Corvi.
Molto brava Claudia Zanella, già vista ed apprezzata per la sua bravura ed il suo fascino in "Rosso Carnoso", cortometraggio a cura del giovane cineasta ed amico Lorenzo Sportiello. Peccato che qui abbia dovuto recitare quasi sempre sola, avendo poca possibilità di confrontarsi con il resto del cast.
Angela Baraldi non è bella ma recita bene. L’investigatrice privata sfigata, stressata, alcolista, noir, solitaria le riesce bene. Il regista ha anche fatto in modo che in alcune scene potesse strimpellare la sua chitarra (nei momenti di tristezza e solitudine). Insomma un po’ di pubblicità non fa mai male. Era un modo per dire: guardate che io sono una cantante a tempo pieno, faccio anche i dischi. Comprate comprate comprate!
Di Luigi Maria Burruano che è perfetto per il padre autoritario si è già detto.
Bisogna spezzare una lancia a favore di Elio Giordano. Fino a questo film l’avevo sottovalutato; mi stava anche un po’ antipatico… ma qui recita benino e in un paio di scene fa anche tenerezza. Bravo.
Un navigato Andrea Renzi recita senza sbavature, senza primeggiare né scomparire al fianco degli altri attori.
Un bravo, un bravo e ancora un altro bravo a Gigio Alberti che si conferma quello che è: un attore da 10 e lode. Spazia dalla leggerà comicità al dramma in un paio di battute. Essere beffardo e strafottente gli riesce abbastanza facile (con la faccia che si ritrova), ma all’uopo sa anche diventare profondo e serio. Qui lo vediamo nei panni di un professore universitario di cui s’innammora la protagonista, uno che ha un passato molto oscuro ma che fa una vita bohemiene-radical-chic .
Bebo Storti che da un bel po’ era sparito dal piccolo schermo lo ritroviamo – ingrassatissimo – al cinema in un ruolo al limite della pazzia maniacale. Eccellente.
Piccola nota sui marchi. Un tempo era vietato inserirli nelle pellicole. Adesso ormai con la legge Urbani questo divieto è caduto. Eppure parecchie cose in questo film sanno di surreale o risultano ridicole proprio perchè si attengono a questa vecchia stupida norma. Vedere il videoregistratore di Giorgia privo di marchio, le bottigliette di ‘Campari Mixx’ e le lattine di ‘Fanta’ nel chiosco di Mel, tutte perfettamente girate a nascondere il nome risulta davvero strano ed irreale. Eppure il cilindretto della portone del palazzo in cui vive la protagonista porta la scritta ‘Cisa’ così come il telefono di casa porta quella ‘Brondi’. L’auto dell’agenzia di investigazione è un’orrenda Fiat Panda (nuova Panda). Insomma, a farla breve, chi paga vede riprodotto il proprio marchio. E gli altri? Nulla. Potrebbe sembrare giusto e forse lo è. Ma su quale tavolo si è mai visto un barattolo di Nutella con su un bell’adesivone azzurro a coprirne il nome? Viva l’irrealtà del cinema!
Il sito ufficiale del film
La scheda di Cinematografo.it e quella di FilmUp.com Leonardo






Gigio Alberti mi piace tanto in questo film.
Già. Hai ragione. Io lo trovo divertente dai tempi in cui faceva l’extracomunitario nella sitcom di Italia 1 “Zanzibar”.
Anche le performance in “Mediterraneo” ed “E allora mambo” non sono affatto male.