Una giornata fuori dal comune (di Roma)

Parco di Bomarzo (Viterbo)

Primo Maggio 2005
Visita al ‘Parco dei mostri’ di  Bomarzo (Vt)

Presenti: il sottoscritto, Pepponzo, Zap e la GloriaSpagnaErasmus, il Coletta, la Nikkia + sorella Giada.
Assenti ingiustificati: il Nero, il Negus, lo Zalbo e signora del Liri, il Pezzetta, il Freddo e signora livornese, lo Zippo.

Ore 9.30. Sveglia senza affanni. Ci si prepara, si prendono: borsa, cappellino, una felpetta che potrebbe sepre far freschetto, la Canon digitale da 1,2 Megapixel, le buste con le bevande, piattibicchieriposatetovaglioli e si parte con il Pepponzo. SMS dello Zap. Appuntamento alle 10.30, slittato di mezz’ora. Decisione presa in un mezzo secondo: prossima sosta: il Mizzica. E così sia. Due mini-cornetti alla crema e due cappuccini dal bar con la qualità più alta del circondario. Con calma, seduti ai tavolini sul marciapiede, nonostante il 1° Maggio pare che il servizio ai tavoli non sia previsto.
Ore 10.15 Sosta sulle panchine in p.zza Bologna ché il sonno è ancora in circolo. Siamo svegli da 45 minuti e la stanchezza fa già capolino. Che vitaccia! Giusto il tempo di uno sguardo all’anziano signore vestito come se fosse uscito da "Alice nel paese delle meraviglie", un cappellaio matto con tanto di cilindro, tight grigio e calzini viola.
Ore 10.40 Arriva la Ford dello Zap, la Gloria è già sulla scalinata della Posta. Si sistemano i pacchi, gli zaini, le vivande. Ci si saluta. Arriva il Coletta, arriva la Nikkia con sua sorella. Baci, abbracci, saluti, risate e si parte. La strada è facile. Per Bomarzo: Autostrada A1, direzione nord, uscita Orte. Da lì in poi si segue la cartina stradale. Zap guida, Coletta segue.
In macchina si ascolta un po’ di cd che Pepponzo ha preparato per Gloria, una compilation accuratamente selezionata da Nero per altre occasioni ma che torna sempre utile, direttamente fruita via cavetto dal mio Philips HDD 060 da un giga e mezzo. Il viaggetto dura un’ora ma le chicchiere distraggono. Usciti dall’autostrada ci concediamo il lusso di smarrire la dritta via per una decina di muniti, ma l’orientatissimo Zap si accorge subito della svista, fa marcia indietro e in men che non si dica siamo sul posto scelto per l’escursione. Zero problemi di parcheggio, si scende, si prendono i pacchi e si entra. Costo del biglietto: 8 euro. Vietato fare foto ‘commerciali’. E chissene! Appena entrati il sottoscritto, il Pepponzo e la Gloria d’Espagna, vengono presi dal morbo del giapponese e si avventurano in un tripudio si scatti digitali, molti dei quali inutili – diciamolo subito. Piccolo record personale: per la prima volta, da quando possiedo la mia fotocamera digitale, sono riuscito a fare così tante foto da riempire la mia Kodak Compact Flash da 90 Mb. ‘mazza! Verso le 17.00 mi ritroverò a cancellare alcune pose per far spazio alle meraviglie del borgo di Bomarzo.
Ore 12:40 Il Coletta si autoelegge guida del gruppo. Si munisce di guida al parco e inizia a parlare (non la smetterà più). Facciamo un buon 50% del percorso tra ruderi che pare risalgano al 1500. Tra le cose più strambe meritano citazione la famosa ‘Casa pendente’ in cui noi ovviamente ci facciamo grasse risate, al limite del mal di stomaco (doppio senso) e la faccia dell’Orco, all’interno della quale si può entare e toccare un presunto altare dei sacrifici. Ci viene fame, si torna all’ingresso dove si trova un allestimento per il ristoro autogestito.
Ore 13:30 Ci impadroniamo di un largo tavolaccio in legno e tiriamo fuori il nostro armamentario gastronomico. Bibite: acqua e coca (non è per salutismo o perché snobbiamo l’alcool, stavolta la spesa ci è venuta così). La Gloria ha portato un insalata, del formaggio ed una prelibata tipica ‘tortillas’ spagnola (oriGGinale). Lo Zap tira fuori dal bustone termico, che si è trascinato per tutto il parco, una straordinaria insalatona della mamma (mille grazie signora Cofini) con patate, mollica di pane e ortaggi misti. I bis e i tris si sprecano. Eccellente. Si tagliano delle fette di pane e ci si da sotto con le cibarie. Il trio Nikkia-Coletta-Giada torna dal bar con alcune lattine di coca e di the freddo più una vagonata di panini super-rustici, ripieni di solo prosciutto crudo e dunque acerrimi nemici delle nostre gole secche. In altre parole impossibili da mandar giù. Il pranzo prosegue con gran gusto.
Ore 14:20 Si fa qualche autoscatto, si schiacchiera, una telefonatina ai parenti, ci si riposa.
Ore 15.10 Si riparte per il giro del parco. Obiettivo visitarlo tutto. Riprende la maratona fotografica. Immortaliamo ogni dettaglio. Nel mentre si chiama anche Zippo, gli si chiedono i risultati del campionato di calcio più bello del mondo. Un biondo turista, alquanto trucido ma munito di strafiga, chiede anche "Ma che ffà ‘a Maggica?" Nessuno sembra curarsi di lui. Si prosegue. Ci si finge stanchi e ci si siede sugli scalini del tempio, al cui interno riposano le spoglie di due signori che hanno dedicato la loro vita al recupero del parco. La cittadinanza a futura memoria pose.
Ore 16.00 Il Trio ci lascia per impegni improrogabili. Rimasti pochi ma buoni non ci si arrende. Si rilancia: ci si organizza. Prossima tappa un bar del paese per un buon caffè ristoratore. Con calma guadagniamo l’uscita.
Ore 16.40 Si prende l’auto e si scende al paese. Ci fermiamo a visitare i viottoli che circondano il Palazzo Orsini (di proprietà dello stesso tizio che nel 1552 fece costruire la Villa delle meraviglie, ora ‘Parco dei mostri’). Attratti dai meravigliosi scorci e dai giochi di luce creati dalle viuzze del borgo, scattiamo ancora.
Ore 17:30 Pausa ristoratrice in un piccolo bar del paese. Io prendo un nuovo Solero all’arancia, Gloria un thè al limone, Zap e Pepponzo un caffè. Si riparte. L’ora non è tarda. Dove andare? Riserva del Tevere Farfa? Il sottoscritto consiglia ed approva. Ci sono stato a Novebre, c’era un freddo cane ma, ciò nonostante, era un bel posto da visitare. Deciso.
Ore 18:30 Riserva del Tevere Farfa. Scatti, ancora scatti. Facciamo perfino fermare la Ford. Si scende e si immortala Tevere, lì dove non ha ancora assunto il dorato colore, quello tipico delle acque che attraversano la Capitale. Si scende a valle. Si parcheggia e si percorre la lunga passerella tra la vegetazione, a due passi dal margine dell’antico fiume laziale. Due scatti per due scuri ramarri. Facendo attenzione alle ortiche, arriviamo fino alla casupola, attraverso le cui feritoie si potrebbe fare birdwatching. Si potrebbe. Perché intorno a noi tutto tace e non c’è nemmeno l’ombra di un volatile tipico della zona.
Ore 20.30 Ponte Mammolo. Saluti e abbracci. Si prende la Metro B e si torna a casa con le buste piene dei panini acquistati dalla Nikkia.

Link di riferimento: Il parco dei mostri di Bomarzo – Città di Bomarzo

Pubblicato da Smeerch

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4 commenti

  1. “Assenti ingiustificati: il Nero, il Negus, lo Zalbo e signora del Liri, il Pezzetta, il Freddo e signora livornese, lo Zippo”…

    scusassero…però era una domenica di “passione” su molti versanti…

    e poi un primo maggio così..con salami, formaggi, vino rosso, prosecco..fave (!) e pecorino…la melandri..il palchetto riservato…

    questa è la sinistra che vogliamo!!

    ;-)

    A.

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