Italiani, un popolo di navigatori
Dalle rilevazioni effettuate risulta che più del 50% della popolazione usa abitualmente il pc. Penalizzato l’e-commerce
(Nicola Bruno – www.itnews.it
– 18/04/05)

Nuova indagine sugli italiani ed i contenuti digitali. A condurla è stato l’ISPO (Istituto per gli Studi sulla Pubblica Opinione), su commissione dell’AIE (Associazione Italiana Editori). Il profilo che ne vien fuori non è dei più rassicuranti; insomma l’italiano medio non pare essere un pozzo di cultura né grande utilizzatore di pc o massiccio fruitore di contenuti digitali.
Questo va detto, ovviamente, in maniera molto sommaria e con estremo spirito critico in quanto la ricerca è stata realizzata contattando un campione della popolazione italiana formato da poco più di 4300 persone tra uomini e donne di età superiore ai 13 anni. Tutte le interviste, lo ricordiamo, si sono tenute tra il 18 ed il 20 Marzo. Anche la metodologia (un panel telematico) presenta qualche pecca dal momento che le singole interviste sono state somministrate presso il domicilio degli intervistati per mezzo di un pc; in altre parole nessuno può avere la certezza che chi abbia risposto dalla postazione computer sia in realtà la stessa persona individuata per la formazione del campione di riferimento.
Intoppi metodologici a parte, diamo dunque una lettura dei dati raccolti. La prima curiosità riguarda il numero medio di libri letti durante gli ultimi 12 mesi; ebbene il 53% degli italiani afferma di non aver letto alcun libro e, se consideriamo che anche chi risponde “non so” (6%) il più delle volte lo fa per vergogna di ammettere di non aver letto nulla, possiamo dedurre che quasi il 60% degli italiani non legge libri. Se escludiamo questi, comunque, il restante 40% pare leggere in media oltre 7 libri l’anno.
Le cifre non divergono molto per quanto riguarda l’utilizzo del pc; quasi la metà del campione (il 45%) ha dichiarato di non usare affatto “la macchina infernale”, tutti gli altri – gli utilizzatori – usufruiscono del computer principalmente per svago, uso personale, per scambio di email, per studio o per lavoro. Chi usa il pc per fare acquisti online è solo un 25% della base-casi utilizzatori; davvero poca cosa insomma se si pensa agli sforzi di tutte quelle aziende che in questi anni hanno investito ingenti risorse nello sviluppo di soluzioni per l’e-commerce.
Sull’argomento in rete – blog in testa – si sono già sviluppate critiche, polemiche e discussioni varie. Molti attribuiscono questi dati sconcertanti alla cattiva informazione veicolata dai media sull’argomento; ci si lasci aggiungere che, tra i paesi maggiormente sviluppati, l’Italia è uno degli ultimi in quanto ad utilizzo di moneta elettronica. Le transazioni con carta di credito sono ancora una ridottissima percentuale, un po’ più di speranza danno quelle effettuate attraverso i POS nei punti vendita ma comunque l’italiano medio ancora non si fida degli scambi virtuali. Questa diffusa sfiducia deriva con molta probabilità dal fatto di voler vedere negli occhi la persona a cui si affida il proprio denaro.
Per quanto riguarda l’uso di Internet per accedere a contenuti editoriali ed informativi, la ricerca ISPO ha individuato tre maxi-categorie: i deboli, i medi ed i forti utilizzatori; questi ultimi (il 52% su una base-casi di 1996 intervistati) accedono soprattutto a materiali a supporto dello studio o dell’attività professionale, ad informazioni specialistiche come banche dati o voci enciclopediche, leggono articoli di giornali o riviste, scaricano immagini, musica digitale e film, usufruiscono di servizi di consulenza, partecipano a corsi di formazione e acquistano libri.
Oltre il tipo e la frequenza di consultazione, la ricerca ha indagato anche le modalità di consultazione e di conservazione dei contenuti editoriali online, arrivando a segmentare gli internauti in questo modo: i ‘curiosi mordi e fuggi’ (37%) ossia chi usa Internet con piacere e lo fa per tenersi informato un po’ su tutto, i ‘basici’ (24%) che navigano di rado, con distacco e non manifestano un particolare interesse per la Rete, i ‘funzionali’ (22%), che usano Internet soprattutto per lavoro e/o studio o per l’email, e gli ‘ultimi arrivati’ (17%) che sono prudenti, alle prime armi ma usano il Web con maggiore frequenza dei ‘basici’.
Per corroborare l’affidabilità della ricerca è doveroso precisare che l’attività di ricerca dell’ISPO è coordinata da un comitato scientifico, presieduto dal professor Renato Mannheimer e che la stessa società è attualmente corrispondente per l’Italia dell’European Election Study Group’ promosso dal Parlamento Europeo.
Una buona sintesi del rapporto è disponibile gratuitamente in file ‘Acrobat Reader’ (pdf) a questo indirizzo: http://www.primaonline.it/allegati/file165745483900411.pdf