Smoke

Smoke

di Wayne Wang (Usa, 1995)
con William Hunt, Harvey Keitel,
Forest Whitaker, Ashley Judd, Harold Perrineau Jr.

Il fumo è solo un pretesto. Uno dei protagonisti è proprietario di una tabaccheria, traffica in sigari cubani ma per il resto il film non riguarda il fumo. Diverse vicende personali e familiari si intrecciano a Brooklyn nel 1990. 18 anni dopo essersi lasciato con la sua donna, il tabaccaio scopre di avere una figlia, la quale versa in condizioni pessima, si droga e aspetta un bambino. Un ragazzino afroamericano ruba il bottino di una rapina ad un boss di quartiere e mentre scappa si scontra per strada con uno scrittore solitario il quale lo ospita in casa sua per diverse notti.  Quel denaro passerà di mano varie volte prima di finire destinato ad una buona causa. Lo stesso ragazzino andrà in cerca del padre che lo ha abbandonato diversi anni prima. Una volta trovato, gli si affiancherà nella gestione di una lercia officina per autoveicoli ma senza riverargli di essere suo figlio. Tutta la pellicola è piena di storie, accennate, raccontate, ascoltate, vissute. Ognuna di esse si incrocia con l’altra a formare un canevaccio interessante ed originale.
Due piccole notazioni: 1. l’hobby del protagonista: fotografare ogni mattina per diversi anni lo stesso angolo di quartiere (quello davanti la sua tabaccheria); 2. l’uso del bianco e nero in chiusura della pellicola per rappresentare il racconto di Natale narrato dal tabaccaio.
Buone interpretazioni per tutti. Harvey Keitel incarna perfettamente l’uomo qualunque di mezza età, uno senza pretese e che vuole finire il resto dei suoi giorni in pace e senza grosse rogne. William Hunt non mi è mai stato particolarmente simpatico ma qui, lo ammetto, se la cava. La sua faccia da imbambolato si addice bene a questo personaggio molto schivo, depresso, solitario e con la testa tra le nuvole. Intensa l’interpretazione di Forest Whitaker, qui nei panni del rozzo meccanico che odia la vita ed il mondo perchè in un incidente d’auto, in cui egli stesso guidava, ha perso sua moglie ed il braccio sinistro. Piccola parte, ma recitata benissimo, quella di Ashley Judd. Il regista ce la mostra sporca ed imbruttita, quasi irriconoscibile, eppure la sua bellezza traspare; nonstante questo lei ce la mette tutta per dare l’idea di quello che può essere – e dire – una giovane sbandata dei quartieri bassi newyorkesi. Anche il giovane Harold Perrineau gioca dignitosamente il ruolo di giovane ingenuo ed intraprendente allo stesso tempo.

Qui la scheda di Cinematografo.it e di FilmUp

Pubblicato da Smeerch

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