Manuale d’amore

di Giovanni Veronesi (Italia, 2005)
con Carlo Verdone, Silvio Muccino, Margherita Buy,
Luciana Littizzetto, Sergio Rubini, Jasmine Trinca,
Sabrina Impacciatore, Stefano Sarcinelli,  Anita Caprioli,
Dino Abbrescia, Dario Bandiera, Rodolfo Corsato

Film inutile. Non sprecate denaro per andare a vederlo. Mi spiace per Giovanni Veronesi: non lo reputo un cattivo regista ma questa pellicola se la poteva risparmiare. Avrà sprecato tutto il denaro guadagnato con i film di Pieraccioni per pagare il cast di prim’ordine di questo film. Ma forse quello gliel’ha pagato in gran parte la produzione (FilMauro – De Laurentiis). Fatto sta che nel film non c’è nulla di nuovo, o quasi. Interessante l’intreccio tra le varie storie e le varie fasi: ogni spezzone, diciamo così, è lo spin-off del precedente. Nel senso che nelle ultime scene di una storia troviamo già i protagonisti e i prodromi della vicenda seguente. Il film è diviso in quattro fasi/situazioni che ricalcano i volumi dello stesso audiobook da cui prende il nome "Manuale d’amore". Le fasi sarebbero: innamoramento, crisi, tradimento, abbandono. Niente di nuovo, lo ripeto. La storia costruita intorno al personaggio di Muccino è ua evidente ruffianata per portare al cinema delle ragazzine adolescenti che stravedono per gli occhioni blu dell’attore e per quella sua aria da "sono un ventenne rintronato come uno dei tanti che frequentate".
Il film tenta anche di essere commedia, senza però inventarsi nulla di nuovo. Mi riferisco a gag quali: l’amante sotto il letto che subisce i colpi di passione del marito di lei improvvisamente rientrato, o la nottata dell’amante passata sul cornicione di un palazzo, sempre per sfuggire all’ira del marito. Intendiamoci: Carlo Verdone e Luciana Littizzetto sono bravi e strappano sempre sorrisi ma non sarebbe ora d’inventarsi qualcosa di nuovo. Sono 30 anni che Verdone fa la parte dell’imbranato in amore, non sarà ora di rappresentare altro? Detto questo, bisogna ammettere che gli fa onore recitare per una volta in film diretti da colleghi. La Littizzetto ci mette del suo nel lessico di improperi con cui sommerge i personaggi che le orbitano intorno. Eppure non basta. Sarà una simpatica cabarettista/mologhista ma come attrice ancora non convince. La moglie iraconda per via del tradimento non le riesce affatto. Suscitano simpatia anche la coppia Rubini/Buy (ma non sarà l’ora di smetterla di interpretare sempre marito e moglie?), Sabrina Impacciatore nel ruolo della focosa infermiera, Dino Abbrescia come marito apparentemente buono e ‘ciacione’ e Dario Bandiera come collega indulgente della vigilessa Littizzetto. Scelta sbagliata, invece, per Anita Caprioli (è troppo giovane ed efebica per fare la saggia mamma e sorella maggiore dello scialbo Tommaso/Muccino) e per Jasmine Trinca (non è affatto carina, quindi poco credibile come giovane ragazza ventenne per cui si può perdere la testa con un solo sguardo).

Qui la scheda di Cinematografo.it e di FilmUp.
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il sito ufficiale.