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Qui la scheda tecnica.
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Prendimi l’anima
di Roberto Faenza (Italia, Francia, Gran Bretagna, 2003)
con Iain Glen, Emilia Fox,
Craig Ferguson, Caroline Ducey, Jane Alexander
Troppa carne al fuoco in questo film di Roberto Faenza. Lodevole il progetto del regista/scenggiatore di riportare alla luce la storia di una donna che tanto ha dato alla psichiatria, sia come impegno in prima persona che come ispirazione per i due maestri Jung e Freud. Peccato però che ci si soffermi poco su di un tema, perdendosi nell’accenno di molte vicende verificatisi in un arco di 40 anni.
Il fulcro di tutto dovrebbe essere la relazione tra Jung e la protagonista, Sabina Spielrein, che da rapporto medico/paziente si trasforma dapprima in una grande amicizia e poi in una passione travolgente, tanto da far profferire al famoso medico le parole «Nessuno mi ha mai fatto provare quello che mi hai fatto provare tu». Da questo perno centrale si dipanano altre mille interessanti questioni che meglio avrebbero potuto essere approfondite, come il rapporto docente/insegnante tra Freud e Jung (citato appena un paio di volte in tutta la pellicola), il ‘menage a trois’ che oltre i due amanti comprendeva anche la moglie di Jung, la carriera del famoso psichiatra e i suoi rapporti con la clinica in cui cura la protagonista, lo sviluppo e la fama che la psichiatrìa ottenne in Europa all’inizio del secolo scorso, lo sviluppo dell’intera vita della protagonista, la rivoluzione russa, il Leninismo e lo Stalinismo, l’iter completo del cosiddetto "asilo bianco" dal progetto, allo sviluppo fino alla sua distruzione ed abbandono. Sul finire del film è presente anche un’accenno alla barbarie della seconda guerra mondiale e dello sterminio di massa degli Ebrei, funzionale solo alla cruenta rappresentazione della trucidazione di Sabrina e di sua figlia in una sinagoga russa. Insomma in molti punti del film ci si ritrova a porsi domande del tipo: "Ma come mai la protagonista ha poi sposato quest’uomo?", "Che percorso hanno avuto gli studi di Sabrina?", "Cosa la spinge a tornare nel suo paese d’origine?".
La nota dolente del film comunque resta l’inutile parallelismo tra il rapporto di Sabina Spielrein con Jung, avvenuto nella prima metà del secolo scorso e quello contemporaneo tra la studentessa franco-russa e lo storico gallese. Questo doppio binario, alimentato di continui flash-back, al sottoscritto sembra davvero superfluo, soprattutto perchè non viene sviscerato, nè mostrato nella sua esegesi; da un momento all’altro i due personaggi si ritrovano innamorati nella Russia dei giorni nostri, lasciando lo spettatore a chiedersi come possa essere successo. Ad ogni modo sono molto bravi i due attori protagonisti, così come una buona scelta è stata fatta per il casting, soprattutto per quanto riguarda l’attore che interpreta Jung e per l’ultimo sopravvissuto dell’asilo bianco. Qualche premio lo si poteva anche concedere a Emilia Fox per le scene in cui fa la matta.
Nota di demerito per i truccatori. Jane Alexander non è la donna più bella del mondo ma nemmeno una racchia. Domanda: perché l’avete imbruttita tanto?
Nulla da eccepire per quanto riguarda la produzione (italo-franco-inglese) che stilisticamente è molto curata.
Una nuova tecnologia proietta le fattezze degli spettatori
sul volto dei personaggi che recitano sullo schermo
La commissaria per l’Information Society e i Media,
Viviane Reding, invita i fornitori di accesso a garantire costi omogenei

Soffocare
(Choke)
di Chuck Palahniuk, 2002
Oscar Mondadori – 8,00 Euro
Ancora un altro piccolo-grande romanzo di mr. Palahniuk. La storia c’è ed è originalissima come sempre. Tutti gli ingredienti sono mescolati a dovere: sesso-dipendenza, una madre d’origine italiana, un amico pazzoide, una dottoressa affascinante, pressioni psicologiche, cattolicesimo, un pizzico di irriverenza, anatomia, chirurgia, chimica, infanzia travagliata, ecc. Il tutto raccontato con la lente d’ingrandimento ed uno stile ultra-contemporaneo. Da leggere assolutamente. Peccato per il finale.
La scheda di Bol.it e di Internet Bookshop Italia.

100 colpi di spazzola prima di andare a dormire
di Melissa P. (Fazi Editore – collana ‘Lain’, 2003)
144 pagine – 9,50 Euro
Il libro rivelazione dello scorso anno. O almeno così hanno detto in molti. Io l’ho appena finito di leggere e devo ammettere che mi aspettavo di più. Non è poi così scabroso come era stato presentato. Il linguaggio è tutt’altro che diretto. Persino gli organi genitali, presunti protagonisti della vicenda, vengono indicati con nomi come “l’Ignoto” e “il Segreto”.
La trama è molto semplice: un’adolescente scopre il sesso e lo usa come arma contro se stessa. Teme di non riuscire mai ad essere amata quanto ella ama se stessa, perciò si butta a capofitto in diverse relazioni, tutte basate sul sesso più estremo. Il libro non scandalizza, non stupisce, non prende il lettore. In alcuni passaggi si cerca anche, invano, di creare della poesia, descrivendo la Sicilia, la terra della protagonista. Si cerca, appunto, ma non vi si riesce poichè trattasi soprattutto di espedienti sporadici che lasciano il tempo che trovano.
La cosa più interessante sarebbe scoprire se la tizia che abbiamo più volte visto anche in tv (vedi Maurizio Costanzo Show) sia in realtà la vera autrice del libro o se, invece, non sia stato forse Giuseppe Genna a fare da ghost-writer per questo caso editoriale dalle migliaia di copie.
Qui la scheda ufficiale dal sito di Fazi Editore
Qui quella di Bol.it e di Internet Bookshop
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Sarah
di J. T. Leroy
Fazi Editore, 2001 – 189 pagg. – 8 Euro
Romanzo interessate. Prende, incuriosisce… non ci si riesce a staccare dalle pagine. Eppure mi aspettavo qualcosa di meglio. Sarà che sono appena uscito dal tunnel "Palahniuk" ma dal romanzo mi aspettavo qualcosa di più. Il linguaggio, ad esempio, non è poi così innovativo o scabroso; non va di pari passo con la storia, più che altro è spesso ingenuo, per adattarsi alla voce-narrante (che poi sarebbe lo stesso protagonista della vicenda). La trama è semplice ma originale. Storia di prostitute e di un bimbo che vive e cresce tra esse, coccolato da alcune e sfruttato da altre, in un ambiente in cui papponi sono l’epicentro del mondo. In "Sarah" si trova l’America delle "lucertole da parcheggio" del West Virginia, l’America che c’è ma non si vede, senza lustrini e piena di ipocrisie. Leggendo pensi allo stesso Leroy, alla sua vita. Che il romanzo sia autobiografico lo capisci subito. Dai particolari, dalla crudezza e semplicità con cui le scene vengono descritte. Chi scrive ha vissuto tutto (o quasi); chi scrive sa perchè lo ha visto e lo ha provato sulla sua pelle; chi scrive racconta così come ha toccato con mano (e non solo). Sullo sfondo di tutto un’infanzia anomala, un rapporto madre-figlio che porta quest’ultimo a desiderare una totale identificazione col suo altro significativo (Sarah sua madre, appunto).
Non un capolavoro ma qualcosa di innovativo. Da leggere.
Qui la scheda di Internet Bookshop Italia , di BOL Italia, di Amazon.com e di Fazi Editore

Non mi piace postare due volte lo stesso post e difatti qui nello smeerchblog non è accaduto quasi mai.
Tuttavia da poco è nato BookRepublic, un aggregatore di weblog che parlano di libri; io mi sono iscritto e, siccome voglio aiutare il progetto a crescere, nei prossimi giorni ripubblicherò le mie ultime recensioni librarie.

L’introduzione di "Ain’t no mountain high enough" degli Inner Life cantata da Jocelyn Brown (nella versione "Larry Levan’s Garage Mix") è molto molto simile all’introduzione di "Always There" degli Incognito, cantata sempre da Jocelyn Brown nel remix ’96 ad opera dei Masters At Work. Lo credo solo io?
Esposto dell’Associazione Anti Digital Divide all’Antitrust di Bruxelles
"In Italia si paga troppo e la copertura è carente. Multa da 200 milioni di euro"