Fight club
di Chuck Palahniuk
Piccola Biblioteca Mondadori (n. 387)
224 pagine, 8 Euro

Un romanzo caustico. Una storia estremamente originale dal taglio psicologico, se ci è permesso il termine. Una coppia di giovani estremamente diversi apre una serie di club illegali in cui ci si picchia senza alcuna regola e fonda una specie di credo laico votato a ridare coscienza a quanti (tutti) sono intorpiditi dal quieto vivere e dalla mediocrità . Anche il linguaggio è innovativo e non conforme al “bello scrivere” dei romanzieri. Un esempio su tutti: il frenetico fluire delle parole e dei pensieri che spesso si alterna tra discorso diretto ed indiretto senza nemmeno farsi troppi problemi dal punto di vista grafico-sintattico. Si potrebbe azzardare il paragone con la beat generation, se non fosse che accostamenti di questo tipo non hanno il benché minimo senso. Per convincere alla lettura basta dire una sola cosa: di professione l’autore non fa lo scrittore ma il camionista. Ho visto prima il film da cui questo romanzo è stato tratto. Mi ha convito e così ho letto la seconda opera di Palahniuk dal titolo “Survivor”. Sempre più convito, sono tornato sull’opera prima: “Fight club”. L’ho letta, mi è piaciuta e tra qualche giorno rivedrò il film. In seguito verrano anche le letture degli altri romanzi dalla stessa penna. So già che mi aspettano altri grossi colpi di originalità.

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