Eternal sunshine of a spotless mind

Se mi lasci ti cancello
(Eternal sunshine of the spotless mind)

di Michel Gondry (USA, 2004)
con Jim Carrey, Kate Winslet,
Kirsten Dunst, Tom Wilkinson, Elijah Wood

Chi ha tradotto in italiano il titolo di questo film andrebbe (come minimo) licenziato. L’avrà di certo fatto per portare più gente nelle sale; tutta quella gente che reputa bei film i vari “Se scappi ti sposo”, “Quattro matrimoni e un funerale”, “Notting Hill”, ecc.
Titolo a parte, questo è il film dell’anno. Oserei dire un capolavoro (ma si sa che io non mi sbilancio mai). Mi sarebbe bastato sapere che lo sceneggiatore è lo stesso di “Essere John Malkovich” per accorere al cinema. Non lo sapevo, ma al cinema ci sono andato lo stesso di buona lena.
Quando ho scoperto che la protagonista era l’odiosa Kate Winslet, sarei voluto andare via. Poi sono rimasto anche perché avevo già dimenticato l’insensato titolo che – tra l’altro – svela già parte del film. Ma perché poi in Italia si preferisce scoprire le carte di un film già dal titolo? Che gli spettatori italiani siano più ottusi della media mondiale e necessitino quindi di una spiegazione, di un “aiutino” che li sproni ad entrare nelle sale cinematografiche?
Il regista, Michel Gondry, non è al suo primo lungometraggio, ma dimostra che ci sa fare. E non solo con i videoclip. Suoi erano “Star Guitar” e “Let forever Be” dei Chemical Brothers, “Around the World” dei Daft Punk, “Bachelorette” di Bjork e molti altri.
Erano degli ottimi video, così come questo è un ottimo film. Ma perché? Innanzitutto è originale. Niente di scontato. Ricorda per la tematica “Essere John Malkovich” ma è tutt’altra cosa. Molto più “quadrato” quello, molto più naive questo. Fino a dieci minuti dalla fine si potrebbe affermare che la storia d’amore è una questione “a margine”, un puro pretesto. Se non fosse che la fineè concessa alle coppiette romanticone che si abbracciano in sala, ma soprattutto se non fosse che la storia d’amoreè invece proprio il cardine intorno al quale ruota tutto il plot del film.
Sul piatto il regista e lo sceneggiatore ci buttano anche i ricordi, la tecnologia avveniristica che fa paura, la perdita del controllo sulle macchine, il libero arbitrio, la forza di volontà, l’amore (ovviamente), l’etica professionale, la vendetta, la comprensione, la predestinazione, la sincerità e tanto altro ancora.
Alla fine di tutto Kate Winslet si dimostra scarsa (come sempre) dal punto di vista del fascino ma, bisogna ammetterlo, professionalmente valida come attrice. Nel ruolo dell’instabile antipatica credo che non la batti nessuno.
Jim Carrey attore a 360 gradi; non sbaglia una faccia, che si tratti di gigioneggiare o di mostrare la depressione più cupa portata dalla solitudine. Kirsten Dunst sempre più carina – un losco figuro a noi vicino ci fa notare che seppure sia molto esile, non manca di un certo fornito davanzale.
Elijah Wood c’ha la faccia di plastica. Si sa. Ma qui gli hanno affidato il ruolo del cretino, per cui la sua recitazione non fa una piega.
Serio e professionale Tom Wilkinson (già visto in “Full Monty”) nel ruolo dell’inspiegabilmente fascinoso professore.
Da vedere se cercate qualcosa fuori dal solito.

La scheda di Cinematografo.it.