Il decreto Urbani preoccupa chi pubblica sul web
La legge sull’archiviazione di siti è entrata in vigore nell’incertezza più assoluta
(Nicola Bruno –
www.itnews.it – 08/11/04)

Da qualche giorno gli utenti italiani di Internet non fanno altro che dibattere sull’applicazione del cosiddetto “Decreto Urbani”, sulla sua data di scadenza e sulle modalità di deposito dei siti web presso le biblioteche italiane. La preoccupazione è grande: molti non sanno a chi rivolgersi, né come procedere per mettersi in regola. La legge in questione è la 106 del 2004, quella che sancisce l’obbligo per chi gestisce siti web, con informazioni a disposizione del pubblico, di inviarne copia presso le biblioteche nazionali di Firenze e di Roma. Pubblicata il 27 aprile scorso sulla Gazzetta Ufficiale e denominata “Norme relative al deposito legale dei documenti di interesse culturale destinati all’uso pubblico”, sarebbe già in vigore da qualche giorno (ossia dal 27 ottobre, 6 mesi dopo la sua pubblicazione).
Al momento, però, non si hanno molte notizie riguardanti il suo decreto applicativo, né esistono circolari o documenti che diano una interpretazione ufficiale di cosa si debba intendere per pagine di interesse formativo, del modo in cui dovrebbe avvenire il deposito, chi sia l’autorità preposta a vigilare sull’applicazione, ecc.
L’articolo 4 della legge alla lettera “q”, quella che fa rientrare tra le categorie destinate al deposito legale i “documenti diffusi su supporto informatico”, tirerebbe in ballo qualsiasi cosa (scritta e non) presente su Internet. Così come tra i destinatari della legge ci sarebbe chiunque scriva una riga di testo sul web. La confusione è tanta, così come il conseguente timore, giustificato anche dall’ammontare della sanzione amministrativa (1500 euro).
Pur tralasciando il primo problema quando si tratta di legalità sulla Rete delle reti, ossia l’applicabilità della legge ad un certo territorio di riferimento, ci si chiede come possa essere rispettata una norma così vasta.
Come sarebbe possibile archiviare tutto quello che viene prodotto su internet, in ogni momento, su ogni sito e su ogni server? Basti pensare al fenomeno dei blog, alla sua continua evoluzione e al meccanismo dei commenti. Il testo di legge non è persino chiaro se il provvedimento riguardi anche i gestori di newsletter e mailing list.
Nell’incertezza imperante, la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze interviene per fare un po’ chiarezza. In un comunicato datato 20 Maggio 2004 si permette di “anticipare che le biblioteche nazionali stanno cooperando a livello internazionale e che concordemente indicano nell’harvesting – ossia nella raccolta delle pagine web effettuata tramite un software (crawler) – la modalità più efficiente e sostenibile di deposito”. Come a dire che chi pubblica siti web liberamente accessibili non deve depositare nulla poiché sarà lo stesso “crawler”, gestito dalle istituzioni depositarie, a provvedere alla raccolta dei dati.
Dobbiamo smettere, allora, di temere di incappare in una esosa multa per le nostre home-page piene di foto delle vacanze?
La comunità italiana di utenti del web chiede delle spiegazioni.