Il genio della truffa
(Matchstick men)

di Ridley Scott (Usa, 2003)
con Nicholas Cage, Sam Rockwell,
Alison Lohman, Bruce McGill

Bastano pochissimi attori per realizzare un buon film. Questa pellicola ne è la prova.
Di storie di truffe oggi ne è pieno il cinema ma questa, in particolare, ha qualcosa di speciale. Riesce ancora a sorprendere. Il finale non è da buttare via: affatto.
A dire il vero, la pellicola andrebbe vista soltanto per le facce che riesce a fare Nicholas Cage (non a tutti noto anche come Nicholas Coppola). I mille tic, manie e nevrosi che appioppa al suo personaggio lo rendono estremamente simpatico e originale. Su di lui mi devo ricredere. Lo avevo sempre considerato sopravvalutato. Prima d’ora riusciva a mantere un’unica espressione per un intero film (la stessa in ogni film). Qui invece viene fuori alla grande e dà il meglio di sé.
Anche Sam Rockwell merita una citazione. Appare nel 10% del film ma recita benissimo la parte di un truffatore giovanstro e strafottente. La sua faccia buca lo schermo. È uno di pochi attori con la faccia di bronzo che puoi mettere dove vuoi, a fare qualsiasi cosa. Da tenere sott’occhio. Nei prossimi anni potrebbe diventare il n.1 di Hollywood.
La ragazzina che interpreta Angela (la figlia ritrovata di Roy/Cage) dimostra di saper tener bene sia le parti drammatiche, che quelle da teenager svampita, concedendosi anche qualche scena da giovane vamp abbastanza volgare.
Pur buscandosi sempre ruoli di secondo piano, anche in questo film Bruce McGill (attore già  visto nei panni del poliziotto in “Mio Cugino Vincenzo”) traccia molto bene il suo personaggio: un affarista babbeo con i baffoni che verso il finale mostra la sua malvagità.
Quando Ridley Scott è dietro la macchina da presa la qualità della pellicola è comunque assicurata. Tra i suoi film meglio riusciti basta ricordare: Thelma & Louise, Blade Runner, Il Gladiatore, Hannibal e Black Hawk Down.

La scheda di Cinematografo.it.