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Un virus fa crollare Google a un passo dalla quotazione

Il più famoso di ricerca vittima dell’ultima epidemia di MyDoom
Rallentamenti su tutta la Rete, tecnici al lavoro per porre rimedio

Non finiscono mai di stupire

Nike

Non finiscono mai di stupire

… e di deliziare.
Un’insolita installazione per l’ultima campagna pubblicitaria della Nike, in concomitanza del Campionato Europeo di calcio 2004.


Rilevami questo!

Rilevami questo!

Un’intervista che la dice lunga su quanto sia affidabile l’Auditel.


Liberalizzazione del dominio “it”: Il parere dell’esperto

Liberalizzazione del dominio “it”: Il parere dell’esperto
Intervista a Daniele Vannozzi, responsabile dell’Unità operazioni del Registro italiano dei nomi a dominio
(Nicola Bruno – www.itnews.it – 28/07/04)

Suffissi “.it” per tutti. ITnews ha incontrato Daniele Vannozzi, responsabile dell’Unità operazioni del Registro italiano dei nomi a dominio, a proposito della recente decisione della stessa commissione di permettere a ciascun cittadino italiano di registrare a suo nome più di un dominio col suffisso “.it”.

ITNEWS: Quali sono i motivi alla base della decisione della Commissione regole in favore della liberalizzazione dei domini?
Vannozzi: L’assemblea ha inteso rimuovere un limite che ormai non aveva più ragione di esistere. La restrizione si giustificava con la necessità di evitare confusione e disorientamento negli utenti, poco avvezzi a gestire certi meccanismi della rete. Valutare l’atteggiamento del Registro con il senno di poi è facile ma ingiusto. Oggi questa seconda fase del processo di liberalizzazione accoglie da un lato le numerose richieste dei provider e, dall’altra, quelle dei cittadini e delle associazioni privi di un codice fiscale o partita IVA che ambivano a diversificare e migliorare la propria presenza nella rete Internet.

ITNEWS: Come mai finora si è mantenuto il limite di 1 dominio per persona fisica per i privati?
V.: Tale valutazione fu fatta nel 1999: allora, all’atto della predisposizione delle regole di naming e delle procedure tecniche che permisero la “liberalizzazione” dei nomi a dominio nel ccTLD “it”, si ritenne che un solo nome a dominio per le persone fisiche e per le associazioni prive di partita Iva fosse più che sufficiente a garantirne la presenza su Internet. In quegli anni, è bene ricordarlo, la percezione della rete era ben diversa dall’attuale: basti pensare che il Registro “.it” contava poco più di 60mila nomi a dominio, in larga misura appannaggio di imprese e aziende; anche il solo navigare su Internet era prerogativa di una ristretta cerchia di utenti.

ITNEWS: Quali diritti si difendeva con questo vincolo?
V.: Più che difendere diritti, in quel periodo si pensò di tutelare con delle norme specifiche i domini riconducibili a nomi e cognomi di persone fisiche, in ottemperanza a quanto previsto anche nella Costituzione italiana riguardo al diritto al nome delle persone fisiche.

ITNEWS: Quali potrebbero essere i vantaggi che un privato cittadino può trarre dalla registrazione di più domini?
V.: La possibilità di poter presentare su Internet non solo le proprie attività commerciali, ma anche gli interessi, gli hobby e qualunque aspetto… personale che si ritenga di fruibilità generale: magari utilizzando più di un nome a dominio. Riteniamo che lo stimolo verrà raccolto principalmente dagli utenti più giovani della rete: e non escluderei che, in un prossimo futuro, si possa pensare al nome a dominio anche come un regalo da donare alle persone più care. D’altronde chi avrebbe mai pensato, dieci anni fa, a una simile evoluzione dell’importanza e del significato dei nomi a dominio sulla rete Internet?

ITNEWS: Quanto tempo ci vorrà perchè nel mondo si arrivi al rapporto di almeno un domino per essere umano (se mai si arriverà)? E’ un traguardo necessario? A che pro?
V.: Non credo che si raggiungerà mai il rapporto di un dominio per abitante del pianeta, neppure nelle società tecnologicamente più avanzate. Non credo che ad oggi si possa annoverare “il nome a dominio” tra gli elementi indispensabili per la vita di un uomo al punto di avere per ogni persona fisica un “diritto ad avere un nome a dominio”. Di maggior interesse, semmai, è la possibilità di avere un unico identificativo per mail, cellulare, telefono, fax e tutti gli altri mezzi di comunicazione riferibili a un individuo: in questo vengono in aiuto le sperimentazioni sul protocollo Enum.

ITNEWS: Quali saranno i vantaggi che trarrà il settore ICT da questa liberalizzazione dei domini?
V.: Certamente uno stimolo a utilizzare sempre di più Internet per far conoscere le proprie attività e idee. La sempre più vasta penetrazione della rete è comunque garanzia del costante miglioramento dell’infrastruttura telematica nel nostro paese: già negli ultimi anni la diffusione dei nomi a dominio ha contribuito a limare il digital divide tra le zone più e meno ricche d’Italia. E anche le ultime stime sono confortanti in tal senso.

ITNEWS: Quali i segmenti di mercato interessati da questa piccola rivoluzione?
V.: Difficile dirlo: solo il tempo darà una risposta. Come previsione, comunque, non trascurerei il già ricordato approccio “ludico” ai nomi a dominio soprattutto per i navigatori più giovani.

ITNEWS: Ha senso che decisioni di questo tipo avvengano ancora prese in ambito locale/nazionale?
V.: Sì: anche se viviamo ormai in un “mondo globale”, ogni paese ha la propria storia e la propria cultura. Anche l’evoluzione di Internet nei singoli stati deve avvenire nel rispetto di questi principi, tentando di mediarli con lo spirito che è alla base della rete globale.

ITNEWS: Oltre l’Italia solo altri 2 stati (Inghilterra e Germania) hanno questo tipo di liberalizzazione. Come mai?
V.: Vi sono invero anche altri paesi (o meglio: altri ccTLD) che permettono la registrazione di nomi a dominio per le persone fisiche. In alcuni casi magari in un “dominio specifico (SLD)”: è il caso, ad esempio, del ccTLD “.fr” (Francia) che ha riservato per i nomi delle persone fisiche il dominio (SLD) nom.fr.

ITNEWS: I restanti stati europei si allineeranno all’Italia o viceversa saranno costretti dalla Ue a tornare indietro alla precedente restrizione?
V.: Non credo che la decisione italiana influenzerà le scelte di altri ccTLD. Semmai l’attivazione del TLD “.eu” (gestito dal consorzio Eurid che vede in prima fila anche l’Istituto di informatica e telematica del Cnr) potrà essere un valido riferimento per i 25 paesi della EU: i nuovi domini europei, è bene ricordarlo, si allineeranno da subito alla nostra liberalizzazione consentendo anche alle persone fisiche di registrare più di un nome a dominio.

ITNEWS: Qual è in Italia il rapporto tra domini registrati da persone fisiche e quelli registrati da aziende?
V.: A oggi si tratta di qualche punto percentuale: i privati cittadini rappresentano ancora una fetta modesta tra i soggetti che hanno registrato un nome a dominio. La conclusione del processo di liberalizzazione sicuramente contribuirà al loro incremento, anche se le aziende sono e resteranno la stragrande maggioranza dei clienti dei provider.

ITNEWS: Quanti i domini “.org” sull’intero monte-domini italiano?
V.: Non so. Le stime statistiche dei .org non sono a disposizione del nostro istituto e non siamo dunque in grado di fornire dati certi o attendibili.

ITNEWS: Quali sono i campi di studio e indagine della commissione di cui è segretario? Su quali ambiti verteranno le decisioni future?
V.: Vi sono vari argomenti sul tappeto in questo momento. Proprio in queste settimane si sta pianificando l’agenda dei lavori per i prossimi mesi assegnando a ciascun argomento la sua priorità e tempistica. Tra gli argomenti di prossima trattazione (come si può evincere dalla pagina dedicata alla Commissione Regole sul sito web del registro www.nic.it) ricordo la possibilità di utilizzare un set di caratteri estesi nel nome a dominio (IDN), gli sviluppi per l’utilizzo del nuovo protocollo IPV6, la firma digitale e la gestione del database Whois contenente tutti I dati sui domini registrati nel ccTLD “.it”).
















Alla Ferrari piace Linux

Alla Ferrari piace Linux
Linux adottato dalla Ferrari e dal Centre for Medium-Range Weather Forecasts
(Nicola Bruno – www.itnews.it – 26/07/04)

Il sistema operativo simbolo del movimento ‘open source’, nella sua manovra di espansione, è riuscito a raggiungere due tappe importanti: essere adottato dalla scuderia Ferrari e dal Centre for Medium-Range Weather Forecasts, un importantissimo centro studi sul clima europeo.
A Maranello è tempo di cambiare. La voglia di migliorare cresce sempre più e proprio per questo si è sentito il bisogno di affidarsi a Linux per la nuova struttura di server. Il cervellone (il più potente computer finora utilizzato dalla scuderia del cavallino rampante) può vantare un sistema di tutto rispetto basato su server con processori Opteron ad architettura AMD Direct Connect. Il tutto supportato da una struttura con centinaia di nodi che gira con una versione di Linux appositamente sviluppata per i processori AMD a 64 bit.
Il nuovo centro di calcolo è stato allestito per eseguire più rapidamente e con maggior precisione tutti quei calcoli legati alla fluido dinamica computazionale (CFD), scienza estremamente necessaria per le simulazioni in ambito aerodinamico. Ad oggi, comunque, non si conosce con precisione la potenza di calcolo del supercomputer; l’Amd si è limitata a definirlo come capace di “miliardi di operazioni in virgola mobile al secondo”.
Anche all’European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF), lo sbarco di Linux è foriero di grandi aspettative.
La scelta della soluzione dotata del sistema operativo di Torlvalds, tuttavia, non è stata casuale. Prima della sua adozione il noto centro europeo per le previsioni metereologiche ha esaminato una rosa di 10 mega-computer su cui giravano altri sistemi operativi proprietari.
Il cervellone, denominato “Evolocity II”, è un assemblato di diversi server basati sulla versione SuSe di Linux, messi a punto per l’occasione dalla Linux Network, una società californiana specializzata. Ai più curiosi possiamo dire che il computer è composto da 64 processori Opteron da 2,2 GHz con 128 GB di memoria, interconnessioni InfiniBand e un pacchetto di software per la gestione e il monitoraggio dell’intera macchina.
Per il momento il nuovo elaboratore “è in prova”, ossia ha come scopo principale quello di dimostrare che Linux è un sistema valido anche per i complessi calcoli inerenti il meteo. A test ultimato, e nel caso in cui i risultati dell’esperimento fossero positivi, l’ECMWF è seriamente intenzionato a sostituire nel giro di tre anni il suo intero ‘parco macchine’ (un gruppo di server p690 di IBM dotato di sistema operativo AIX) con computer Linux-based.









Cose da condividere e non …

Caparezza

Cose da condividere e non

Repubblica.it intervista Caparezza.

Le auto celebri di film e tv si noleggiano su Internet

La Ford di Starsky&Hutch, il Maggiolino di Disney, la mitica Kitt
Un 25enne le affitta online per matrimoni e occasioni speciali

Microsoft compra “Lindows” 20 milioni di dollari per un nome

Il marchio apparteneva a un sistema operativo basato su Linux
Dal 2001 in corso un procedimento per violazione del marchio

Isle Of MTV …

Isle of MTV

Isle Of MTV

MTV sarà pure una tv commerciale, che spinge brani di basso valore qualitativo fino a farli diventare hit da classifica di vendita.
Ditemi, però, chi altri è in grado di organizzare un evento che ospiti tanti artisti.
Edizione 2004 c/o Tossa De Mar (Spagna) con:
Todd Terry, Masters At Work, Shaggy, Mr. Vegas, Black Eyed Peas, Afrika Bambaataa, Laurent Garnier, Boris Dlugosh, Jazzy Jeff, Mousse T., Amp Fiddler, Giles Peterson, Earl Zinger, Ewan Pearson, Tiefschwarz, Dj Hype, Tim Deluxe, Mark Ronson, Audio Bullys, ecc.




Anche l’ICANN adotta l’IPv6

Anche l’ICANN adotta l’IPv6
Con il nuovo protocollo gli indirizzi Internet diventano teoricamente illimitati
(Nicola Bruno – www.itnews.it – 22/07/04)

La notizia è di quelle epocali: l’ICANN (l’organismo americano che supervisiona l’assegnazione dei siti web a livello globale) ha finalmente adottato il sistema IPv6 per i suoi sistemi di server.
L’annuncio è stata dato da Vinton Cerf, membro dello stesso istituto e padre del protocollo TCP/IP, durante l’annuale meeting dell’ICANN che quest’anno si è tenuto a Kuala Lumpur, in Malesia.
Tale protocollo permette di avere a dispostone un numero di indirizzi internet pari a 2 elevato a 128, ossia teoricamente illimitato, a fronte dei circa 4,3 miliardi di indirizzi disponibili attualmente con lo standard IPv4. Da un punto di vista strettamente tecnico, questa implementazione porta la dimensione dell’indirizzo IP da 32 a 128 bit, da uno più pratico, invece, essa permetterà di dotare teoricamente qualsiasi apparecchio (che sia fisso o portatile, che sia un pc o un sistema per la domotica) di un indirizzo fisso.
La principale motivazione che ha spinto i ricercatori a sviluppare ed adottare questo nuovo protocollo per le reti Internet è la dimensione limitata che finora la Rete possedeva. Ormai i due terzi dei 4,3 miliardi di indirizzi possibili sono già assegnati e gli esperti dichiarano che, a conti fatti, col sistema Ipv4 non sarebbe stato nemmeno possibile arrivare ad una piena occupazione degli indirizzi, senza pregiudicare l’efficienza e l’elasticità tipiche della Rete come la conosciamo oggi.
Internet si espande a macchia d’olio e a velocità sostenuta per cui la necessità di utilizzare una grande mole di indirizzi si fa sentire sempre più.
Tanti network e sistemi di rete da tempo avevano già fatto questo passo ma l’adozione da parte dell’organismo principale per la gestione ed il controllo degli indirizzi internet possiede senza dubbio un significato ben più importante. Una piena legittimazione, insomma.
Lo stesso Cerf ha dichiarato che questo è un passo molto importante per la rete, capace di dare al Web una dimensione ancora più globale (se possibile).
Al fine di continuare il lavoro di perfezionamento ed evitare eventuali problemi, visto che i due sistemi non sono ancora perfettamente compatibili, l’Icann ha anche deciso che l’IPv4 e l’IPv6 co-esisteranno per circa 20 anni.