One hour photo

One hour photo

One hour photo

di Mark Romanek (USA, 2002)
con Robin Williams, Connie Nielsen,
Michael Vartan, Dylan Smith, Eriq La Salle

Film discreto. Robin Williams dimostra ancora una volta di essere un attore completo (anche se davvero non ce ne era bisogno). Il trucco lo rende un perfetto americano medio di mezza età. Le espressioni da maniaco (serial-killer ipotetico) gli vengono estremamente naturali. Un impiegato di un ipermercato che si occupa dello sviluppo istantaneo delle foto (da cui il titolo, appunto) segue da molto vicino le vicende di una famigliola che da anni porta a sviluppare i propri rullini da lui. Così facendo vive un’esistenza differita e oltremodo morbosa. In questo film, per essere un thriller, c’è poca suspence. Dal principio si capisce tutta la trama, anche perchè la pellicola inizia praticamente con la fine della storia ed è tutto un flashback. Peccato per la conclusione. Si resta appesi ad un filo e molte cose non vengono spiegate. Ci si aspetta l’epifania, la risoluzione dei misteri che sottostanno all’intera storia ma il regista non concede allo spettatore questo privilegio. Lo spunto per un buon racconto c’è, l’idea pure peccato davvero che il cerchio non si chiuda.

LA TRAMA di Cinematografo.it
Seymour sviluppa foto e conosce immagini e segreti di tutti. E’ molto affascinato dalla famiglia Yorkin, la sua famiglia modello, tanto da tappezzare il suo appartamento con le copie delle loro foto. Quando però gli Yorkin iniziano ad avere dei problemi, Seymour decide di intervenire per conservare intatta la loro immagine di famiglia felice…
LA CRITICA di Cinematografo.it
“In questo film amaro e nitido di Mark Romanek, Robin incarna un tipo sottotono che pian piano si trasforma in una bomba pronta a scoppiare. E come può andare su di giri Robin Williams lo sa chi l’ ha visto recentemente intervistato nella trasmissione ‘Inside the Actors’ Studio’: estroverso, spiritoso, generoso nell’esibirsi, ma sempre inquietante. Insomma un personaggio da tener d’occhio in ogni sortita, quasi sempre degno di qualsiasi premio. De gustibus: invece di premiare l’eccelso interprete di ‘One Hour Photo’, la giuria locarnese ha preferito laureare miglior attore un bambino non attore in un film greco”. (Tullio Kezich, ‘Corriere della Sera’, 19 ottobre 2002)
“Mark Romanek che ha scritto la sceneggiatura (ci sono alcune incongruenze e non tutti i personaggi sono costruiti bene) ha girato, prima di questa opera prima, molti video musicali, ma di quello stile effettato e ‘falso glamour’ ha cancellato ogni sbavatura. Lo stile è secco, asciutto, al neon. Bianco e spazi svuotati. Inquadrature e figure d’attesa. I modelli narrativi che lo hanno influenzato sono ‘La conversazione’, ‘Taxi Driver’, ‘L’inquilino del terzo piano’: ritratto al nero del personaggio e dell’eroe ‘dimenticato’”. (Enrico Magrelli, ‘Film Tv’, 22 ottobre 2002)
“La vicenda di ordinaria nevrosi individuale, tipicizzata in passaggi prevedibili è un po’ irrigidita nella spettrale radiografia del comportamento, con la complicità sapiente di Williams, concentrato a mettersi in rilievo in un ruolo diverso. Il visivo invece, i corridoi freddi del market, la casa borghese da soap-opera e soprattutto gli interni del laboratorio fotografico, mette a posto le cose: questo è un mondo che toglie colore alla vita proprio quando lo aggiunge su carta patinata. Maledetto Technicolor quotidiano”. (Silvio Danese, ‘Il Giorno’, 18 ottobre 2002)








2 comments

  1. utente anonimo

    *Scoprimento* te lo passo nicò, vezzo poetico. ma *chiudi*, ora che ti ascoltano da tutta l’italia…ennamo no!

    Enrico

  2. Un tocco di “esotismo popolano” ci vuole sempre! ;)

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