Lost in translation
(L’amore tradotto)

di Sofia Coppola (USA, 2003)
con Bill Murray, Scarlett Johansson,
Giovanni Ribisi, Anna Faris

Seconda fatica per la figlia del famoso Francis Ford (Coppola, appunto). Il primo film – “Il giardino delle vergini suicide” – le era riuscito benissimo. Qui bissa e fa altrettanto bene. La storia è originale: due americani alla ricerca di se stessi si trovano fuori dei loro confini nazionali. Si sentono soli anche perché contornati da lingua e usi completamente diversi dai loro. Non essendosi mai visti prima, si avvicinano pian piano l’uno all’altra e, ciò nonostante, riescono ugualmente a capirsi alla perfezione. La pellicola è quasi completamente girata in interni. I due protagonisti si ritrovano in spazi angusti anche quando escono dall’albergo in cui avviene gran parte dell’azione (vedi locali notturni, ristoranti, salette karaoke, ecc.) L’ambiente chiuso contribuisce a dare il senso di angoscia strettamente legato a sentimenti rappresentati: la tristezza, la solitudine, l’incomprensione, l’apatia, ecc.
Bellissima la fotografia e gli arredi interni. A Bonza ricordano tanto l’Ikea.
Ottime le interpretazioni di entrambi i protagonisti. Pochi sono quelli che ricorderanno Bill Murray nel film “Ghostbusters”, ne “I Tenenbaums” o come gregario al fianco di Michael Jordan in “Space Jam”. Tuttavia è e rimane un attore con la A maiuscola. Non sbaglia una espressione, che sia beffarda o greve. Negli States per questo ruolo ha vinto ben 5 premi!
Bravissima anche la Johansson. Io la confondevo, sbagliando, con Jodie Sweetin, la bimba biondina e dentona del telefilm “Gli amici di papà  (Full House)”. Non ricordavo, invece, di averla vista recitare in “L’uomo che non c’era”. Qui, comunque, dà il meglio di sè. Non per niente ha vinto a Venezia il Leone d’oro 2003 come migliore attrice. Non è una figona. Non lo sarà mai, nemmeno quando cercano di farla apparire tale in alcuni servizi fotografici super-patinati. Per questo ruolo, infatti, non c’era bisogno di grande bellezza. Anzi, sarebbe potuta essere persino d’intralcio.
Un bravo anche a Giovanni Ribisi, nei panni di un giovanissimo fotografo superimpegnato che poco si occupa della sua giovane moglie.
Molto carina Anna Faris: il ruolo di attricetta sexy e svampita le riesce così bene che sembra cucito proprio addosso a lei. 

Le schede di Trovacinema.it, Cinematografo.it e 35mm.it.