Buongiorno, Notte

Buongiorno, notte
di Marco Bellocchio (Italia, 2003)
con Luigi Lo Cascio, Pier Giorgio Bellocchio,
Maya Sansa, Roberto Herlitzka

Questo lungometraggio si ispira al libro “Il progioniero” di Anna Laura Braghetti. Io non conosco il caso Moro. Non vorrei addentrarmi nel contenuto ma rimanere, se possibile, nell’aspetto tecnico. Le inquadrature, ad esempio, non mi sono piaciute affatto. Ci sono troppi primi piani, troppi dettagli, troppi fuori fuoco. La camera non segue quasi per nulla l’attore. Il fatto che sia girato quasi esclusivamente negli interni di un appartamento non giustifica questa scelta. Si fatica ad fissare il grande schermo per molto tempo. Ammetto che, essendo seduto nelle prime file, ero forse troppo sotto il pannello e che i sottotitoli in inglese distraevano parecchio ma proprio non riesco a perdonare a Bellocchio questa scelta stilistica. La colonna sonora mi è sembrata davvero fuori luogo. Ok. A me non piacciono i Pink Floyd (soprattutto perchè non li conosco) ma spesso il commento sonoro è inapproppriato. L’intenzione sembra quella di sottolineare i sentimenti dei personaggi inquadrati. Molto spesso, invece, riesce solo a creare una sensazione che se non sfiora il ridicolo (le scene d’angoscia che precedono l’arrivo del rapito nell’appartamento) è palesemente fastidiosa (l’audio del tg disturbato dalla musica ad altissimo volume). Gli attori sono abbastanza bravi. Tutti. Nessuno escluso. Il personaggio dello statista democristiano è recitato da Herlitzka con maestria: una figura piena di pathos, seria e profonda che suscita rispetto e pietà. Il film, però, forse esagera in questo ritratto della vittima. La figura di Aldo Moro ne esce quasi poco umana. Sempre mite e pensoso, mai un lamento o una lacrima: una dignità nel dolore che sembra quasi finta. Mi spiace dirlo e non vorrei essere frainteso ma il ritratto dei brigatisti è anch’esso poco credibile. Si cerca di costruire la pazzia dei loro gesti e del loro pensiero in un modo così forzato da sembrare spesso grottesco. Avete presente quando nei cartoni animati il cattivo di turno ride satanicamente a bocca aperta e gongola immaginando la sua vittoria nella conquista del mondo? Beh, in questa pellicola ci si discosta poco da questo registro nel mostrare i giovani brigatisti. Lungi da me la voglia di appoggiare quelle assurde e violente tesi ma una rappresentazione del genere non è pienamente realistica. La mistificazione del “nemico”, si sa, lo rende spauracchio, poco umano, e perciò lo allontana. Si veda ad esempio il crocifisso appeso sul letto in cui dormono i brigatisti, il segno di croce a tavola, la ripetizione di una frase della “battaglia proletaria” di fronte alla Tv allo scopo di autoconvincersi, la canzone partigiana cantata a squarciagola a tavola dai familiari dell’unica donna carceriera. Luigi Lo Cascio non ha la faccia del brigatista. Il baffo alla Mario Moretti aiuta ma non molto. Ad ogni modo è bravo nel tracciare la figura più riuscita dei 4 rapitori. Un bel personaggio anche quello dell’autore della sceneggiatura “Buongiorno, notte”: un ragazzo che si avvicina a Chiara (la brigaista) e inconsciamente la aiuta a capire l’assurdità della strada che ha intrapreso. Molto interessante la ricostruzione della vicenda effettuata tramite i filmati d’epoca.
A me non è piaciuto. Fortuna che non la visione era gratuita!

La scheda di Trovacinema.it e di Cinematografo.it.