Ken Park

Ken Park
di Larry Clark e Ed Lachman (USA, 2002)
con: James Ransone, Tiffany Limos,
Stephen Jasso, James Bullard,
Mike Apaletegui, Adam Chubbuck.

Un film sulla vita difficile di 5 giovani nella provincia americana (Visalia, California), sulla violenza che si scatena in quei luoghi, sul senso di colpa che la società crea intorno al sesso, soprattutto se si tratta di adolescenti. Questo film è stato uno choc per l’edizione 2002 della Mostra del Cinema di Venezia. In effetti a molti potrà dare fastidio un film con molti nudi integrali, sangue e violenza varia. In realtà questa volta il cinema indipendente sembra non aver creato nulla di orginale. Alcuni sviluppi si intedono sin dal principio. Gli attori sono molto bravi (persino il cane con sole 3 zampe). Le situazioni sono così strane che ci si aspetta il peggio da un momento all’altro. Il rapporto confilttuale che uno dei protagonisti ha con i suoi genitori arriva ad una conslusione abbastanza scontata. Il movente lo si è già visto in un film mainstream made in USA di qualche anno fa. Trattasi semplicemente di machismo con omosessualità latente. Omicidii e suicidii riempiono, ormai, ogni pellicola e perciò non sorprendono più di tanto. Di interessante, nel lungometraggio, rimane solo l’incipit e la conclusione che lancia un interessante interrogativo tra le righe, tanto macabro quanto interessante. Il film pare voglia suggerire che alcune situazioni sono così asfissianti da potersi risolvere solo con la morte di una delle persone coinvolte. Anche il sesso di gruppo pare voglia avere sullo spettatore un effetto disarmante ma, situato così com’è, alla fine di tutto pare voglia avere una funzione quasi redentiva. Da segnalare la bellezza di Maeve Quinlan, (un’affascinante attrice bionda, nei panni di una dolcissima mamma adultera) e lo sport preferito dei protagonisti (lo skate) che, dalle nostre parti è solo un lontano ricordo delle mode dei primi anni ’90.

Un altro punto di vista sullo stesso film si può trovare QUI