Non sono un maniaco del boicottaggio contro le multinazionali.
Che io sia un no-no-global lo sanno tutti. :)
Ma giusto per la precisione, in risposta a Pitosforo che crede che la DANONE sia di proprietà della COCA COLA:
leggere questo link e qui sotto:
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Danone con il vento in poppa Segnalouna bella osservazione di Woody…
Ecce Bombodi Nanni Moretti (Italia, 1978)con…
Ecce Bombo Altro film fotermente autobiografico per Nanni Moretti. Anche qui, infatti, interpreta il suo alter-ego sul grande schermo: Michele Apicella. Un ragazzo che soffre, come i suoi coetanei, di continui momenti di depressione. La generazione successiva a quella dei sessantottini sente un vuoto e non sa come colmarlo. E’ a conoscenza dei problemi e dei dubbi sollevati dalla rivoluzione culturale dei giovani del ’68 ma non sa come risolverli. Michele vive un conflitto cronico con i suoi genitori. Spesso si sostiuisce a loro nel ruolo di guida per la famiglia rimproverando tutti, soprattutto sua sorella minore, di cui invidia la fervida vita sociale (vedi occupazione scolastica). Ha difficoltà in tutti (o quasi) i rapporti sociali, in particolar modo con le donne. La critica di Moretti si rivolge all’universo giovanile a 360°: il linguaggio (molto divertenti i diverbi sulla differenza del lessico milanese con quello romano), le prime radio libere e le talk-radio, le occupazioni scolastiche, i movimenti studenteschi, la movida (il muoversi in gruppo), ecc. Eccellente la recitazione di Lina Sastri, allora proveniente da esperienze teatrali indipendenti. Il suo personaggio, Olga, è una ragazza affetta da schizofrenìa, molto sensibile e dalle espressioni angoscianti. Anche in questo, come in molti film, partecipa il padre di Moretti, Luigi. Qui lo vediamo interpretare il ruolo di un attore che è alla disperata ricerca di un lavoro e a tempo perso si dedica anche alla poesia. Molto bella la giovanissima Susanna Javicoli, nel ruolo della ragazza di Michele, sempre al seguito di troupe cinematografiche. Da segnalare la presenza di simpatici cameo realizzati da personaggi che “da grande” non hanno scelto la carriera di attore: Alberto Abruzzese (ma questa non è l’unica pellicola in cui ha recitato) e di Giampiero Mughini. Altri nomi eccellenti che hanno partecipato a questo piccolo esperimento cinematografico: Augusto Minzolini (ora editorialista di “Panorama”e “La Stampa”) e Paolo Zaccagnini. Pronto il primo software che riproduce la…Pronto il primo software che riproduce la voce dei cantanti Biancadi Nanni Moretti (Italia, 1983)con…
Bianca Un piccolo capolavoro surrealistico ad opera di Nanni Moretti. Qui interpreta un giovane professore di matematica che fa fatica ad ambientarsi nel liceo a cui è stato assegnato, ossia la scuola “Marylin Monroe” (che è l’esatto contrario del tipico istituto superiore italiano). Il protagonista è un trentenne che ha grossa difficoltà nei rapporti sociali. Si sente cronicamente solo. Ad un certo punto riesce anche ad innammorarsi ma ha molta paura di stringere un rapporto serio con la ragazza. Cerca di soddisfare il suo grande bisogno di sicurezza nei rapporti degli altri. Vive tutti i sentimenti (o quasi) in maniera differita. E’ molto invadente e sottopone chiunque gli capiti a tiro ad una gragnuola di domande sulla vita privata. Eccezionale la rappresentazione delle sue nevrosi e/o ossesioni (si veda quella per le scarpe o l’archivio con la schedatura di tutti i conoscenti). Molto bella la giovane Laura Morante; qui la vediamo mora e con un’acconciatura demodè (anche per l’epoca) che ricorda molto Lucia Mondella de “I promessi sposi”. Simpaticissimo Remo Remotti nel ruolo del vicino di casa impiccione, invadente e “romanaccio”. Piccola parte per Vincenzo Salemme, giovanissimo nel ruolo del dirimpettaio a cui uccidono la ragazza/convivente. Da segnalare il personaggio del professore di Storia: in classe, dopo aver raccontato una breve storia della vita di Gino Paoli, mette un suo brano al Jukebox e vi si appoggia con aria molto malinconica. Il personaggio del preside: ride per ogni sciocchezza. Nella sua scuola ci sono dei corsi assurdi; pare il regno della teoria dell’apprendimento creativo. Ha anche ingaggiato uno psicoterapeuta per fornire un aiuto ai docenti. Del film sono rimasti nell’immaginario la scena con il vasetto gigante di Nutella e il dialogo: La scheda del film su Cinematografo e su CinemaZone (CastleRock.it). Buongiorno, nottedi Marco Bellocchio (Italia,…Buongiorno, notte Questo lungometraggio si ispira al libro “Il progioniero” di Anna Laura Braghetti. Io non conosco il caso Moro. Non vorrei addentrarmi nel contenuto ma rimanere, se possibile, nell’aspetto tecnico. Le inquadrature, ad esempio, non mi sono piaciute affatto. Ci sono troppi primi piani, troppi dettagli, troppi fuori fuoco. La camera non segue quasi per nulla l’attore. Il fatto che sia girato quasi esclusivamente negli interni di un appartamento non giustifica questa scelta. Si fatica ad fissare il grande schermo per molto tempo. Ammetto che, essendo seduto nelle prime file, ero forse troppo sotto il pannello e che i sottotitoli in inglese distraevano parecchio ma proprio non riesco a perdonare a Bellocchio questa scelta stilistica. La colonna sonora mi è sembrata davvero fuori luogo. Ok. A me non piacciono i Pink Floyd (soprattutto perchè non li conosco) ma spesso il commento sonoro è inapproppriato. L’intenzione sembra quella di sottolineare i sentimenti dei personaggi inquadrati. Molto spesso, invece, riesce solo a creare una sensazione che se non sfiora il ridicolo (le scene d’angoscia che precedono l’arrivo del rapito nell’appartamento) è palesemente fastidiosa (l’audio del tg disturbato dalla musica ad altissimo volume). Gli attori sono abbastanza bravi. Tutti. Nessuno escluso. Il personaggio dello statista democristiano è recitato da Herlitzka con maestria: una figura piena di pathos, seria e profonda che suscita rispetto e pietà . Il film, però, forse esagera in questo ritratto della vittima. La figura di Aldo Moro ne esce quasi poco umana. Sempre mite e pensoso, mai un lamento o una lacrima: una dignità nel dolore che sembra quasi finta. Mi spiace dirlo e non vorrei essere frainteso ma il ritratto dei brigatisti è anch’esso poco credibile. Si cerca di costruire la pazzia dei loro gesti e del loro pensiero in un modo così forzato da sembrare spesso grottesco. Avete presente quando nei cartoni animati il cattivo di turno ride satanicamente a bocca aperta e gongola immaginando la sua vittoria nella conquista del mondo? Beh, in questa pellicola ci si discosta poco da questo registro nel mostrare i giovani brigatisti. Lungi da me la voglia di appoggiare quelle assurde e violente tesi ma una rappresentazione del genere non è pienamente realistica. La mistificazione del “nemico”, si sa, lo rende spauracchio, poco umano, e perciò lo allontana. Si veda ad esempio il crocifisso appeso sul letto in cui dormono i brigatisti, il segno di croce a tavola, la ripetizione di una frase della “battaglia proletaria” di fronte alla Tv allo scopo di autoconvincersi, la canzone partigiana cantata a squarciagola a tavola dai familiari dell’unica donna carceriera. Luigi Lo Cascio non ha la faccia del brigatista. Il baffo alla Mario Moretti aiuta ma non molto. Ad ogni modo è bravo nel tracciare la figura più riuscita dei 4 rapitori. Un bel personaggio anche quello dell’autore della sceneggiatura “Buongiorno, notte”: un ragazzo che si avvicina a Chiara (la brigaista) e inconsciamente la aiuta a capire l’assurdità della strada che ha intrapreso. Molto interessante la ricostruzione della vicenda effettuata tramite i filmati d’epoca. La scheda di Trovacinema.it e di Cinematografo.it. Ecco la seconda storia che ho scritto per il…Ecco la seconda storia che ho scritto per il gioco del blog BLA BLA BLA. - Si fa tardi. Ti sei perduto nella metro londinese! Secretarydi Steven Shainberg (USA, 2002)con…Secretary Questo è uno di quei film che ti fanno venir voglia di leggere il romanzo da cui sono tratti (“Secretary” di Mary Gaitskill). Storia davvero originale che tiene legati alla sedia. Tant’è che ha vinto un premio speciale per l’originalità al Sundance Film Festival nel 2002. La locandina italiana dice “Storia di un capo esigente e di una donna che adora soddisfarlo”. E forse dice troppo. Io mi permetto di aggiungere che l’autore tratta di sadomaso in maniera profonda ed inusuale. Il sesso non c’entra o quasi. E’, tutto sommato, un film sul significato dell’amore, che parte dagli affetti mancati, dal senso di abbandono e di repressione dei sentimenti per arrivare ad una strana ma efficace realizzazione. Ottime le interpreatzioni dell’intero cast. Pur non avendo visto molti dei film che ha interpretato, James Spader non mi è molto simpatico. Lo considero un attore di serie B. Dopo questo lungometraggio, però, mi devo un po’ ricredere: qui non sbaglia un’espressione, una postura, un balbettìo. Lo stesso dicasi per la protagonista (Maggie Gyllenhaal) che sembra essere nata per recitare questo ruolo. Negli extra del DVD (un’intervista nel backstage) quasi si fatica a riconoscerla. La madre della protagonista ha una eccellente faccia stralunata. Il personaggio della ex del capo è freddo ed autoritario al punto giusto. Da segnalare nella colonna sonora l’eccezionale interpretazione di “I Will Survive” ad opera dei Cake. Zapru ha notato, invece, un’ottima fotografia e degli arredi più che adatti alle scene e all’ambientazione. Baise Moi (Scopami)di Virginie Despentes e…Baise Moi (Scopami) Sesso e violenza. Niente più. Non c’è una storia, anche perchè il finale è troppo banale. Due ragazze si incontrano una notte all’uscita di una metropolitana. Entrambe scappano da un omicidio. Si trovano, si piacciono e decidono di girare la Francia in lungo e in largo commettendo decine di efferatezze, rapine, omicidi, sesso di gruppo, ecc. Fastidioso il piccolo tentativo di creare una certa morale con la morte della protagonista fratricida. Come se il cerchio si chiudesse parzialmente a voler punire l’assassina. Stupido anche il sillogisma accennato in principio del film per cui una donna onanista con molta probabilità è una ninfomane. Un po’ road movie, un po’ pulp questo film non riesce a stupire, a creare suspance, nè a terrorizzare, nè a raccontare qualcosa di nuovo. A dire il vero gli attori non riescono a recitare granchè bene nelle scene in cui sono ripresi da morti “freschi”. Gli assassinii sono poco realistici e sono sicuro che non si tratta di un effetto voluto. Violenza fine a se stessa. Niente più. Scene di sesso praticamente porno con super-zoom sulle parti intime degli attori. Tant’è che per il film sono stati scritturati dei veri e propri professionisti dell’hard, a a partire dalle stesse protagoniste (Raffaela Anderson a.k.a Raffaela Rizzi e Karen Launcame). Spesso, come questo film insegna, il cinema indipendente viene insignito di grandi lodi, viene alzato al rango di “grande prodotto culturale” solo perchè non è patinato, non è una grande produzione, non è hollywoodiano, solo perchè cerca (disperatamente) il violento, il cruento, la sorpresa, il disgusto, l’orrido, l’anti-conformismo, l’anti-borghese, ecc. P.S.: non me ne voglia Elianto, ma in diverse scene di questo film Karen Launcame le assomiglia molto (vedi taglio degli occhi, zigomi e forma del viso). Nati Stanchidi Dominick Tambasco (Italia,…
Nati Stanchi Ficarra & Picone scrivono una sceneggiatura e la interpretano affidandosi a Dominick Tambasco. Di fondo c’è la solita incertezza del trentenne medio sul futuro e sulle responsabilità dell’essere adulti. I due simpatici siciliani le interpretano dal loro punto di vista scanzonato, prendendo in giro ancora una volta i luoghi comuni sulla loro Sicilia. Elementi fondamentali della commedia sono: l’essere fannulloni, il lavoro, il posto fisso, i concorsi, il matrimonio, la mafia locale, gli occhi con cui un genitore meridionale guarda suo figlio, le diversità tra nord e sud d’Italia, la comitiva e gli amici del bar, ecc. In alcuni punti del film sembra di starli a guardare in una delle loro classiche gag che li hanno resi a Zelig. D’altronde anche il titolo del film richiama benissimo il loro tormentone “Stanco? Oggi no!” Bravi, dunque, nel recitare il loro classico ruolo. Spiace un po’ per Picone che a volte sembra fare troppo da spalla alla incontenibile irruenza di Ficarra, anche se alcune espressioni facciali non sono degne di questo pseudo-ruolo secondario. Anche le due ragazze che interpretano le loro fidanzate super-responsabili se la cavano bene. Citazione di merito per Burruano che ancora una volta interpreta il mafioso siciliano e ancora una volta lo fa al meglio. Simpatico anche l’attore che recita il ruolo del barista ingenuo. La storia è alquanto originale. Questo film, comunque, non rimarrà nella storia della commedia all’italiana ma è un buon modo per trascorrere la serata divertendosi. Soprattutto se siete meridionali ed avete un po’ di autoironia. |








