Louie Austen

Una serata davvero particolare.

Visto che questo è un blog, e perciò può valere anche come diario personale, voglio lasciare qui traccia di quello che mi è successo ieri sera.

Esco dal lavoro verso le 22:00. Prendo il bus. Scendo in via Catania. Passo a prendere Pitiful (recentemente noto com "o’ jusep"). Salgo su da lui e si ascolta l’ultima compilation di musica elettronica. Ore 23:00. Tre fermate di Metro (linea B) e siamo alla stazione Tiburtina. Alle 23:20 siamo d’avanti al "La Palma Club". Entare, non entrare? Il biglietto costa 10 Euro (tessera esclusa ma obbligatoria, perchè si sa come sono queste associazioni culurali romane). La serata si chiama "Cheap night" ma di economico mi sembra ci sia ben poco. Si decide per entrare. Si compilano i moduli e si paga. O’ Jusep chiede sconti e li ottiene sorprendendo tutti. Ha la tessera "Go Card". Chiede: «E’ valida?» La cassiera risponde con un sorriso vago quanto falso: «Qui per gli sconti vale solo la tessera delle biblioteche comunali». Poco male. Lui le ha tutte (le tessere). O’ Jusep sfodera la tessera ed un sorriso beffardo contemporaneamente… E si entra (io con 12 Euro lui con 9). Il locale è poco meno che deserto. Ci sono pochi viveur che sorseggiano drinks (shorts e long) al bar. La musica la mette il responsabile audio del locale (non è nemmeno un dj!) In rotazione un cd dei "The streets". Mentre si chiacchiera sotto l’untz-untz della cassa si riconosce un pezzo scaricato tempo fa dalla rete: Si tratta di "Let’s push the things forward". Arrivano le 00:30 le luci (prevalentemente blu e rosse) si alzano un po’ sul palco. Il dj (certo Patrick Pulsinger, ex- Terranova) mette 40 minuti di musica electro-hard. Non so se mi spiego. Il tipo ha un fare che ha poco della "star dei 1200" (intesi come giradischi a marca Technics). Mentre mette i brani sorseggia acqua minerale italiana, scende dal palco e chiacchiera con alcuni spettatori (in inglese, ovviamente). O’ Jusep chiacchiera ancora. Parla della penisola iberica. Valencia, Madrid, O’ Porto, Lisbona. Bici comprate e rivendute. Musei. Architettura moderna. Gallerie d’arte. Vita latina. Concerti gratis. Manifestazioni culturali. Scioperi storici. Eccetera. Il momento dello show arriva. Il dj (quello vero che sorseggia acqua) annuncia la prima performance: i Twinnie. Un trio che fa musica elettronica sempre molto dura. Una lei mingherlina fa la vocalist. Si vede che è un po’ timida. Secca secca, bassina ma dallo stile molto ethnico (che fa figo). Gli altri due stanno alle macchine, davanti ai mixer, agli amp, agli effetti, ai synth. Uno seduto, più anziano. L’altro in piedi, più giovane, forse ventenne come la piccola cantante. Beve birra, fa 4 accordi sul sintetizzatore, spesso fuori tempo perchè controlla con l’altra mano i volumi dei microfono. La gente nel locale non supera le 200 unità. Molti sostano ancora in zona bar e sotto il palco saremo al massimo 120. Dopo il primo, lungo ripetitivo brano il tizio in piedi in un inglese molto "nordico" da il "nulla-osta" per salire sul palco con loro .Immediatamente mi faccio avanti. Coinvolgo O’ Jusep e mi posiziono alle spalle del più anziano, esordendo (in un inglese da 1 elementare) con "I’m curious!". Dopo un’altro brano ci si accorge di avere in tasca i telefonini accesi. Si decide di spegnerli (che non è il caso) e di scendere comunque dal palco. Non vorremmo che i cellulari facessero interferenza con le macchine che "suonano" gli artisti sul palco. Tra l’altro nessuno ci ha seguito nella temeraria impresa. Gli altri spetattori non hanno violato il sacro palconscenico. Gli ultimi brani del trio vengono accompagnati da una improbabile quanto improvvisata jam-session di un trombettista di altri tempi. Mi sto ancora chiedendo se è stata una cosa decisa al momento o questo anziano musicista bohemiene li segue in tutte le date. Il concertino finisce. Gli applausi non hanno mai superato il minimo sindacale. Gli artisti ringraziano di cuore. Sanno che 10 euro per sentire loro non si spendono a cuor contento. Il dj torna davanti all’asta del microfono ed annuncia che la vera stella della serata (mr. LOUIS AUSTEN) tarda. Ci vorranno almeno 50 minuti, sapete com’è… è ancora in albergo a farsi fare la manicure. La gente ride (quei pochi che capiscono) ma molti sembrano impazienti. Siamo alle 01:45 circa. La musica dalla consolle riprende. Il dj ha messo su "I’m so crazy" dei Par-T-One. La mia curiosità sale. Salgo sul palco mi avvicino alla consolle e chiedo al dj conferma sul titolo del brano. Ci ho preso! O’ Jusep si aggrega alla comapagnia. Si chiacchiera. Io racconto che si tratta di un disco italiano, fatto dal garzone del "Disco Inn" di Modena (uno dei più noti negozi di dischi dance in Italia). Lui racconta che ha sentito dei remix ma preferisce (come al solito) l’originale. Quelli del "Disco Inn" li conosce. Pare che spesso vanno a Vienna per scambiare materiale discografico promozionale. Nel mentre, la responsabile dell’etichetta (certa Katia) che accompagna gli artisti va nel camerino e torna con un superpacco regalo da dividere tra lo Smeerch e O’ Jusep. Trattasi di un bustone contente 6 mix, 3 cd ed 1 cd-single. Meraviglia delle meraviglie! La serata inizia a prendere una bella piega! Forse la tipa ha capito che sono un dj o che mi intendo un po’ di musica elettronica ed ha pensato bene di farsi un po’ promozione in questo modo. Ringraziamo e ci informiamo. Chi sono? Si tratta di una piccola etichetta austriaca (di Vienna, precisamente). Io invito il dj a fare all’indomani un giro a Roma dalle parti di Goody Music (il più grande negozio per dj di Roma). Lui appare dispiaciuto. Vorrebbe tanto restare nella città eterna qualche giorno in più ma domani bissano la serata a Bologna in un non precisato locale. Pare si tratti di una rassegna/festival… Mah! Chiedo di dare una occhiata alla valigetta del dj. Permesso accordato… non ho nemmeno il tempo di accovacciarmi che dal camerino sbuca Mr. Austen estremamente sorridente. E’ l’ora del concerto per cui ho speso 12 euro. Si scende rapidamente dal palco e si parte. La pista non è più gremita della precedente performance ma una ventina di persone ballicchiano (Smeerch e O’ Jusep compresi). Louie Austen è nella forma migliore. Inizia con un classico stile Dean Martin. Prosegue con "I’ve got you under my skin" di Frank Sinatra, poi si passa ai brani pubblicati nei suoi 2 album (il primo dei quali si trova già nel mio bustone regalo). Va tutto liscio. La gente si diverte. O’ Jusep sembra divertirsi (inizia forse a capire che è valsa la pena di venire con me questa sera). Un tizio alto ed antipatico nota i miei dischi. Sembra che voglia anche lui il bustone regalo. Presuntuonso! Lo ottiene dalla gentilissima Katia. Io attendo con ansia che l’entertainer canti i miei 2 pezzi preferiti. Fatto! (quasi). Uno lo canta subito. L’altro no. Il concerto finisce dopo una quarantina di minuti. Mr. Austen sfodera sorrisi in continuazione. E’ un mix tra Frank Sinatra, Dean Martin e Tony Bennet. Indossa dei mocassini neri, pantaloni classici neri, una camicia bianca da gran cerimonia, una giacca anch’essa bianca e un papillon nero. Sembra una serata di gran galà! Tra un brano e l’altro inserisce qualche parola in Italiano tipo "ragazze", "andiamo", "grazie", mima il modo in cui si ballano i suoi brani ecc. E’ un animale da palcoscenico. Un vero istrione. La base forse ha poca importanza. Sono ritmiche quasi insostenibili. Hard-house, dub (qualcuno le potrebbe definire così). Elettronica dura, insomma. La cosa più melodica è la voce di Louie. Un’altro accenno poco sintetico viene dal giro di violini campionato nella sua "Hoping". A concerto finito risalgo sul palco. Chiedo al dj dove sia finita la star, vorrei un autografo sul mio cd. Mi viene risposto che è dietro al palco, nel camerino e che ci posso andare tranquillamente. Apro il pacco, prendo il cd e mi butto. Nel camerino ci sono solo Louie e Katia (la responsabile dell’etichetta). Chiedo con estrema gentilezza l’autografo. Non ho una penna ma Katia fa di tutto per trovarla. Intanto prendo un po’ di confidenza con l’artista. Chiedo come mai non abbia cantato "Amore (I Love You)", il mio brano preferito. Lui si scusa, è dispiaciuto. Non capisce come mai il dj (stavolta quello del club La palma) non abbia messo la base di quel brano. Di solito lo canta come terzo brano. Gli dico che sono un dj e che spesso suono quel brano. I ringraziamenti si sprecano. Sul tavolino lì accanto c’è una copia del nuovo cd che contiene il brano "Amore". La prende, me la mostra e promette di regalarmela con autografo annesso. E’ anche dispiaciuto per la poca affluenza. Io cerco di mettere una toppa alla brutta figura che ha fatto la capitale di fronte a cotale artista. Spiego che la serata non ha avuto una adeguata promozione. Io l’ho saputo perchè ho letto Zero6 (il quindicinale d’informazione sulle notti romane) altrimenti neanche io che apprezzo già i suoi brani l’avrei saputo. Gli dico che a me piace anche il remix che Herbert ha fatto del brano "Hoping". Lui sorride ancora (non ha mai smesso da quando è apparso sul palcoscecnico). Cantando, mi accenna il loop che il dj ha preso per realizzare il remix. Altri complimenti, altri ringraziamenti, altri sorrisi. Arrivano diversi curiosi, arriva la penna, arriva O’ Jusep. La dedica sul cd fa più o meno così "For the DJ Nicole who plays my AMORE. Thank You, Louie Austen". Io, in realtà, lo spelling l’ho fatto con precisione: N.I.C.O.L.A. Ossia mi chiamo NICOLA (con la A) ma l’emozione è tanta, così come la felicità. "Mr. Amore" si distrae con gli altri fan che ora riempiono il camerino. O’ Jusep scrive su di un biglietto usato ATAC i nostri indirizzi email e li passa alla responsabile dell’etichetta. Fuori dal camerino le aveva chiesto di inviarci le foto che durante la serata aveva scattato agli artisti con la suo fotocamera digitale. La tipa forse non capisce. Capiamo poco anche noi. Ci parla di grosse spese. Si scusa ma pare che costi molto spedirci materiale promozionale (tipo dischi, cd, compilation, ecc.) Loro sono (solo) una piccola etichetta di sede a Vienna (la CHEAP records, appunto). A noi non inporta. Ancora ringraziamo per tutti il materiale che ci ha regalato. Pare che era roba destinata ai giornalisti che non sono più venuti al concerto. Stronzi! Meglio così. Mille ringraziamenti a tutti. Giusto il tempo di fare i complimenti alla piccola austriaca che cantava con i Twinnie. Ringrazia anche lei. Un saluto anche al dj austriaco che suona dischi italiani. Si esce da "La Palma" verso le 03:00. Sul ponte della Tiburtina si spartisce il bottino. A me i 2 cd della "grande star" più tre mix dell’etichetta (tra cui quello dei Twinnie). A O’ Jusep tutto il resto della busta (mix di "Hoping" compreso). Lui mi ringrazia. Vorrebbe non tenere nulla per se… dice che se non fosse stato per me lui non sarebbe neanche venuto… non gli faccio terminare neanche la frase. Io insisto. Per fortuna esistono i masterizzatori. Comunque quella roba ce la scambieremo. Ognuno per la sua strada. Ci si rivede al nostro paisiello. 12 Euro di ingresso per il concerto. Materiale discografico introvabile e tanto divertimento… ne è valsa davvero la pena! E’ stata una notte da ricordare. Long life to Mr. Louie Austen!

www.louie-austen.com